T: Parliamo del Telefono

di Mia Resta

Parliamo del Telefono
Di Mia Resta

Voi già sapete che io spesso parlo della dittatura argentina dal 1976 al 1982 con la guerra delle Malvinas, o le Falklands come si direbbe in inglese. Io continuavo a lavorare in balconi, terrazze e giardini, perché la vita continua, anche in tempi di dittatura militare.

Mio marito era morto alcuni anni prima; mia figlia, per fortuna, già aveva traversato l’oceano; mio figlio era studente universitario; io avevo buone amicizie, una sorella e anche un amico con cui scambiare qualche momento più intimo.

Le comunicazioni internazionali erano infinitamente diverse da oggi, per qualunque parte del pianeta... E anche molto, ma molto, più care per una giovane ragazza che doveva mantenersi da sola in un paese straniero.

I telefoni pubblici guasti erano il sogno di tutti gli esiliati. Sì, dico bene, guasti, da cui si poteva parlare senza che l’automatico ti mangiasse la moneta. E gli esiliati si aiutavano gli uni agli altri; chi scopriva un telefono “pinchado” lo comunicava all’amico e così via, e si formavano code attorno al benedetto telefono, fino al momento del fuggi fuggi quando arrivava la polizia. Il buonissimo film di Fernando Pino Solanas “El exilio de Gardel” illustra questa scena in una Parigi del 1980, con musica di Piazzolla.

Ma torniamo a casa mia, a Buenos Aires nell’epoca della Dittatura dove vivo e lavoro. Ho un appuntamento con il dentista e sono in ritardo. Sono già sulla porta e suona il telefono. Rispondo. È la voce di Monica: “Oh Mo, sto proprio uscendo per andare al dentista, quello che tu conosci sempre tanto occupato, ma non posso lasciarlo aspettare”. E dall’altra parte del mondo: “No, no, non chiudere: ho trovato questo telefono da cui posso parlare gratis!” E anch’io già sto piangendo. “Dimmi come stai, dove sei, cosa fai, cosa studi” e così passano cinque minuti, o dieci, o forse venti.

Dopo un po’ penso che ancora posso forse trovare il sedile del dentista e lo dico a Monica, ma: “No! Non andare, la linea è ancora aperta e non c’è gente che voglia parlare”.

Spiegai al dentista la ragione della mia mancanza, e il dentista amico la capì.

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