G: GUERRA
di angelo regaldi.
LETTERA G: GUERRA
Guerra, lo sport più praticato nel mondo: piccole o grandi, per aggressione e per portare la pace (dicono).
Io sono nato nel 1939, e settembre del 1940 l’Italia entrava in guerra per non essere da meno degli altri Paesi europei.
Dei primi tre anni non ho ricordi, a dire di mia madre i bombardamenti mi conciliavano il sonno.
Dopo il bombardamento di via Fiocchetto vicino al gasometro, si sfollò come tanti in
campagna.
Noi si sfollò a Funghera, frazione di Germagmano, in valle di Lanzo.
I tedeschi a Lanzo con il loro comando, a (Forno) Ceres il comando “partigiani garibaldini”.
Chi fu più feroce? A detta degli adulti l’uno non era da meno dell’altro.
I ricordi non sono molti, perché i nostri genitori ci proteggevano il più possibile.
Ci sono alcuni episodi in particolare: il furto del treno carico di cannoni a danno dei tedeschi e portati sul ghiacciaio; alcuni con lo scioglimento dei ghiacci anni fa sono riemersi;
La colonna di “panzer” che risaliva la valle, noi marmocchi di 3 o 4 o 5 anni, intrepidi figli della lupa, facevamo le boccacce con sguardo truce; La perquisizione, casa per casa, dei tedeschi. Il truce “unno” in contemplazione della mia cuginetta, che dormiva nella sua culla imbottita di bombe a mano, che i coraggiosi partigiani nella precipitosa ritirata (fuga) avevano lasciato indietro.
Paulin, l’amico di tutti i bambini della frazione, trovatello sfruttato e bistrattato dai suoi affidatari e dei loro crudeli figli. Ricevuta la cartolina precetto, si intruppò con i partigiani.
Neanche trenta giorni, in un impari scontro con un “panzer”, lui con le bombe a mano, la mitraglia lo sfracellava. Avrai trovato la tua mamma.
“Homo hominis lupus”. Basta guerra dissero tutti a gran voce allora!!!


