L: DISSERTAZIONE SULLA PAROLA LIBRO
di stefania bambace
DISSERTAZIONE SULLA PAROLA LIBRO
di Stefania Bambace
Leonardo Sciascia affermava che:
"Il libro è una cosa: lo si può mettere su un tavolo e guardarlo soltanto, ma se lo apri e leggi diventa un mondo".
È possibile aggiungere altro ad una definizione così perfetta?
In realtà le citazioni di autorevoli intellettuali sul valore dei libri e della letteratura (o più semplicemente sull‘importanza della lettura) sono innumerevoli e per quanto mi riguarda tutte condivisibili.
Volendo esprimere il senso del mio personale rapporto con il libro, l’associazione immediata è con la sua etimologia: libro, dal latino liber, che per me richiama in modo istantaneo la parola libero, essere libero, libertà.
Perché ciò che provo ogni qualvolta mi immergo nella lettura è precisamente un grande senso di libertà.
È un volo al di là del tanto celebrato qui ed ora, è l‘appropriazione di un universo che sfrontatamente ritengo pensato per me, è l‘immedesimazione in una storia che parla a me e a volte di me, è l‘amicizia stretta con un personaggio che riesce ad esprimere ciò che in me è rimasto imploso, in nuce e che ora improvvisamente prende forma, voce, vita.
Più spesso è lo squarcio di un velo che mi consente di vedere di più e meglio, un arricchimento per l‘anima, un insegnamento di vita, una fonte da cui attingere pensieri e parole purissime. Talvolta un ossimoro, tale e quale lo è la vita stessa: incontrare la bellezza nella capacità di raccontare drammi, emozionare a tutto tondo con il potere di una parola.
Ho un rapporto quasi erotico con il libro: la prima attrazione è l‘impatto visivo con la copertina, l‘ammiccamento con il titolo, cui segue il contatto. Mi piace explorar con le mani la consistenza dell‘oggetto, il tipo di carta utilizzata all‘esterno (rigida? patinata?), lo spessore del libro ed il suo peso, rigirandolo tra le dita, per poi delicatamente approcciarmi alle prime pagine, quasi fosse un primo scambio di sguardi tra due individui che vogliono conoscersi. E poi l‘odore! L’incontro con il libro passa necessariamente dallo sfogliare le pagine ed annusarle intensamente.
Tutto questo rituale precede sempre l‘acquisto del libro e successivamente l‘immersione ed il piacere della lettura. Una sorta di preliminare che mi dà le giuste indicazioni per scongiurare una eventuale delusione. Raramente ho letto libri che non mi sono piaciuti ma, quando è accaduto, li ho accantonati come accade a volte nella vita con le persone, con gli encontri sbagliati.
Leggendo, ritrovo al contempo me stessa e scopro l‘altro da me. Quando termino la lettura di un buon libro, accanto alla gioia dell‘incontro, della scoperta e del viaggio, provo un retrogusto amaro: è il profondo dispiacere di essere giunta alla fine, come il dolore del distacco, dopo aver condiviso una relazione tanto intima.
Esprimere una preferenza su un autore od un libro è un‘operazione per me impossibile.
Mi ricorda tanto la domanda che mi veniva posta da alcuni adulti quando ero bambina, in un tempo in cui “pedagogia” era una parola sconosciuta: „A chi vuoi più bene, a mamma o a papà?“
Ogni libro che ho letto ha lasciato la sua traccia. La mia libreria casalinga è il sunto delle varie tappe della mia vita, anzi, ogni libro, letto e poi riletto in momenti successivi, mi ha parlato in modo diverso ed è diventato testimone delle mie diverse fasi evolutive.
Si tratta dunque di dimensioni differenti ma non paragonabili secondo un criterio di preferenza.
La rivoluzione digitale ha aperto la strada a nuove possibilità di lettura. L‘e-book scaricabile e leggibile su uno schermo, da sfogliare con un tocco di dita è un‘innovazione di tutto rispetto ma mi priva di quel contatto completo che solo il cartaceo può offrire e, di conseguenza, delle emozioni che ne fanno parte. Un rapporto freddo ed insensibile per una reazionaria della lettura come me.
Al di là del coinvolgimento emotivo, intellettuale e sensoriale, la mia personale attività di lettura implica anche una serie di gesti che per molti potrebbero risultare blasfemi. I miei libri sono tutti molto vissuti, marcati da sottolineature, a matita sì ma non per questo leggere, parole cerchiate, grandi frecce asimmetriche a riportare l‘attenzione su una frase o un intero periodo, punti esclamativi e qualche punto interrogativo, offensive „orecchiette“ per segnalare pagine particolarmente significative, post-it colorati in luogo di più eleganti segnalibri e via dicendo. Talvolta tra le pagine sono reperibili foglietti con riflessioni spontanee che andavano fermate sulla carta prima di una eventuale dissoluzione. Oppure sbiaditi resti di carte d‘imbarco con inciso il posto a sedere, in ricordo del volo sul quale il libro mi ha accompagnata.
Facendolo mio, il libro è spesso divenuto il contenitore di una storia nella storia, il racconto tramite oggetti e segni grafici di come ho vissuto la lettura del testo. La narrazione di un groviglio di emozioni che si sono intersecate e sovrapposte al contenuto del libro.
Ho avuto occasione di leggere opere in lingua italiana, inglese, francese, spagnola e tedesca. Il rapporto con un testo in lingua originale prevedeva un cambio d‘abito, forse addirittura di pelle. Entravo in punta di piedi, quasi timida al cospetto di sonorità, ambienti, orizzonti a me non del tutto sconosciuti ma pur sempre stranieri, che mi domandavano uno sforzo in più nell‘aprire lo sguardo, la mente, il cuore. C‘era sempre un elemento di fascinazione maggiore in quella geometria di parole il cui respiro aveva un ritmo diverso dal mio e dalle sonorità della mia lingua. Mi veniva presentato un mondo apparentemente nuovo e distante ma calandomi senza resistenze nelle realtà descritte emergeva sempre una finale verità universale, superiore in quanto propria dell‘essere umano senza specificità culturali e territoriali e, ancora più affascinante, oltre i limiti temporali.
Potenza della letteratura, che in sé contiene l‘eterno.
Se i libri non fossero i veicoli migliori del libero pensiero nessun regime totalitario si preoccuperebbe di adottare la censura e di perseguitare gli scrittori.
Un buon libro può fare di te un buon lettore.
È quell‘oggetto magico capace di insegnarti a pensare in modo autonomo e l‘autonomia di pensiero è sinonimo di libertà.
(Non per niente si dice che un bambino che legge sarà un adulto che pensa).
Ecco che nel mio gioco di cerchi concentrici ritorno al concetto di partenza: aprire ed aprirsi alla lettura di un libro equivale, per quanto mi riguarda, a varcare la soglia tra il limite e l‘infinito, l‘immobilismo ed il dinamismo, l‘ordinario e lo straordinario, lo spazio angusto e l‘immensa libertà.


