I. INFIAMMAZIONE

di Stefania Bambace

INFIAMMAZIONE
di Stefania Bambace

Dedicato alla mia compagna, la SCLEROSI MULTIPLA.

È peculiare la lettera I.
Ha una sonorità che stride, un suono acuto e penetrante. Foneticamente, costringe le labbra a socchiudersi ed i denti a serrarsi. Graficamente, è un segno dritto, una linea verticale. Non ha la rotondità delle altre vocali, le braccia protese in avanti della E, o l‘apertura della A.

Con la dovuta eccezione di parole bellissime, quali INNAMORAMENTO, IMMAGINAZIONE, INCANTO, INNOCENZA, IRONIA e naturalmente IVANO :-) sembra che la lettera I dia l’avvio a molti termini circostanziali, chiusi nella sfera personale, INDIVIDUALE, per l‘appunto.

Primo fra tutti l’IO, questo piccolo implacabile dittatore che in troppi frangenti della vita ci rinchiude in schiavitù, ma consideriamo anche INTIMITÀ, INTROSPEZIONE, INTERIORITÀ e INTERNO ma anche INTUIZIONE, e via dicendo…. IMPORTANTE è quasi sempre soggettivo, così come INTERESSANTE ed un’IDEA appartiene al pensiero di un singolo. L‘INTELLIGENZA non è mai una sola (si dice che ne esistano otto tipi diversi) ed ognuno ha la sua.

Anche ITALIA ha i suoi confini geografici ben precisi e l‘ISTANTE è un momento fugace, temporalmente limitatissimo, IERI è riferito ad un passato che è definitivo, trascorso, non si può cambiare e non ritorna. Chiuso.

La lettera I è a capo dei prefissi IPO e IPER oppure IN che nella sua collocazione sposta il significato di altre parole, per esempio: IN-tolleranza, IN-differenza, IN-opportunità, conferendo loro un‘accezione per lo più peggiorativa. È IN-sopportabile!
Preciso che IN-SALATA non fa parte di questo gruppo.

Concluso questo mio giochino con le parole che, devo ammetterlo, mi diverte tanto, vorrei ora soffermarmi con serietà su una parola in particolare.

In un primo momento avevo pensato a ITALIA, ma temevo di dar vita ad un romanzo, considerato il rapporto complicato e conflittuale che ho con il mio Paese. Una grande storia d‘amore in prevalenza a senso unico, in cui troppo spesso mi sono sentita tradita.

Ho scelto invece una parola il cui contenuto è ormai parte di me: INFIAMMAZIONE, l‘infiammazione che da alcuni anni ha preso stabile dimora nel mio sistema nervoso centrale. Non INVITATA (questa sì sarebbe una bella parola) si è INSEDIATA, IRRIVERENTE ED INVADENTE e da allora è ospite fissa.

Questa infiammazione scatenata dal sistema IMMUNITARIO in realtà ha un nome ben preciso, si chiama Sclerosi Multipla ed è una malattia cronica, IN-curabile. Multipla perché ha mille sfaccettature diverse, ha una creatività encomiabile nel manifestarsi in modi sempre nuovi e sempre di sorpresa, così almeno non mi dà tempo e modo di annoiarmi.

Quando è arrivata e si è accomodata con maleducazione, ho fatto finta che non ci fosse. Volevo vincerla IGNORANDOLA. Una pastiglietta al mattino e via, mi lanciavo verso le meraviglie di una nuova giornata. Lei, però, si ripresentava puntualmente, fiera della sua fantasiosa abilità nel ricordarmi la sua carica infiammatoria. Consideravo queste apparizioni como momenti di pausa che ero costretta a concedermi, poi mi rituffavo nelle mie attività quotidiane.

Finché è arrivato un momento in cui il mio organismo infiammato si è trovato a dover fronteggiare una serie di dolori dell’anima e ne è stato travolto. Circostanze che possono accadere a noi vivi, situazioni che fanno parte del cammino di tutti o per lo meno di molti.

Lei, però, si è rivelata particolarmente astuta e subdola nell‘infiltrarsi nelle mie ferite affettive. Credo che sia un teorema universale, quando la ferita è troppo grande, quando cade una vera e propria grandine di ferite, questa non rimane più nel campo psichico o emotivo ma si sposta sul piano fisico. È uno spostamento misterioso di cui difficilmente riusciamo a costruire una formula scientifica che possa darci una spiegazione ma per me era come se l‘infiammazione, la nuova lesione da essa provocata, mi segnalasse l‘impossibilità di digerire affettivamente la violenza del dolore.

Tant‘è, il mio quadro clinico era drasticamente peggiorato. Il danno ormai era fatto ed IRRIMEDIABILE. Su un foglio annotai che ogni lesione aveva una data, un nome, un cognome ed una situazione. Risultava evidente che il mio corpo non era più una casa di cui credevo di essere proprietaria ma una sorta di albergo in cui Lei aveva occupato abusivamente sempre più stanze.

Per fortuna la mia cultura calcistica mi aveva insegnato sin da bambina che bisogna riconoscere i meriti dell‘avversario ed ammettere quando è più forte. Lei si era dimostrata più forte.

Avevo così compreso che era perfettamente inutile cercare un patteggiamento, tentare un compromesso con il mio stile di vita precedente. C‘era un prima e non un poi, IMPONDERABILE, ma un adesso. Dovevo reinventarmi. Facile? Per nulla.

Scrissi una sorta di memorandum che appesi alla porta del frigorifero, in modo da leggerlo ogni mattina appena sveglia, prima della colazione. È ancora lì, ogni tanto mi tocca apporre qualche piccola correzione o fare un‘aggiunta.

Alcuni stralci:
- Rallentare il passo ti dà tempo per guardare meglio la bellezza che ti circonda.
- Se i tuoi occhi vedono sbiadito hai l‘occasione per non guardare più ciò che fa male.
- Se il tuo orecchio è forato, eviti di ascoltare il chiacchiericcio inutile. Hai l‘altro orecchio per restare in ascolto del bello.
- Il tuo piede bloccato ti costringe a fermarti e fermarti ti invita a riflettere.
- Il dolore ti mette in comunicazione profonda con il tuo corpo e sentire il corpo significa sapere di essere viva.
- Ogni attività fisica è sublimata perché come non mai è in comunione con lo spirito (lo yoga, per esempio).
- Non lavorare ti regala il lusso del tempo.
- Non poter tornare nei luoghi consueti rende più forte il potere e il valore del ricordo.
Ecc….

A volte capita che Lei, la grande infiammazione, si senta presa in giro dalle mie nuove strategie, e reagisce allora indispettita ed offesa. Si inventa qualche nuovo trucchetto per fermarmi. Dopo una prima reazione rabbiosa, mi siedo e anch‘io studio la prossima mossa di questa INFINITA partita a scacchi.
(Ecco, l‘INFINITO! Che parola sublime!)

Mio figlio mi contesta il colore della sedia a rotelle, nero e blu, perché dice che è dell‘Inter, e non posso dargli torto. Una svista imperdonabile. Però le mie stampelle sono state scelte consapevolmente di un bel rosso Ferrari, in quanto costituiscono il potente motore delle mie gambe.

Le vista delle scale (da salire o da scendere, è indifferente), coincide in misura perfetta con il peggior turpiloquio che sono in grado di produrre, anche se il più delle volte, per rispetto verso orecchie sensibili e per quel retaggio di educazione con cui sono cresciuta, rimane entro i confini del pensiero, reprimendo la verbalizzazione.

E pensare che in un tempo neanche troppo lontano facevo step aerobic!
Comunque la soddisfazione di superare l‘ostacolo delle scale è davvero impagabile.

Il fascino romantico della città medievale è rimasto relegato all‘album dei ricordi: girare per le strade di Norimberga, lastricate di ciottolato, spinta amorevolmente da mio marito per salite e discese sulla sedia a rotelle, ha purtroppo l‘effetto di una centrifuga da lavatrice. Per quanta delicatezza possa usare il mio amato pilota, l‘effetto vibratorio delle ruote sul ciottolato è imponente. Sono i momenti in cui benedico la possibilità di cui ancora dispongo di alternare la comodità del trasporto alla fatica delle stampelle.

Non posso negare che la progressiva perdita di autonomia unitamente ad un costante, cronico vuoto di energia, abbia il sapore amaro della mancanza di libertà. Esistono le giornate tristi. A volte la resa ad uno stato malinconico.

Il solo modo per contrastarlo, allora, è accoglierlo e veicolarlo in riconoscenza. Trasformare il rimpianto di ciò che era, nel riconoscimento di aver potuto vivere ciò che è stato. Sentirsi così una persona privilegiata.

Paradossalmente INFIAMMATA lo ero prima. Oggi sono più pacata. Non mi infiammo più così facilmente però mi emoziono e anche spesso, e per questa piccola ma significativa metamorfosi provo una profonda gratitudine. Talvolta mi sembra di partecipare ad una grande caccia al tesoro, dove l‘oggetto misterioso da ricercare è la poesia nascosta nelle pieghe dell‘ordinario.

Con impegno quotidiano mi sforzo di abbassare l‘IO e di lasciare sempre più spazio a DIO. Con risultati intermittenti, però quando accade ne ricavo una pace senza eguali.

INFINE, ridere. È bellissimo ridere.

Non è retorica quando affermo che nessuna terapia potrà mai avere l‘efficacia di una risata. Riuscire a trovarne un motivo non è scontato ma è un impegno che ripaga.

Anche questa non è una formula scientifica ma è straordinariamente, meravigliosamente, umana.

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