R: RACCONTI
di giuseppe bambace.
RACCONTI
di Giuseppe Bambace
Quando mi venne proposto di partecipare ad un laboratorio di scrittura, in cui raccontare le proprie esperienze con accento grave su quelle professionali, avevo espresso qualche perplessità, sia perché non mi era ben chiaro il contesto ed il modo in cui articolare la narrazione, sia naturalmente per la mia innata timidezza, che mi induceva ad un approccio pudico verso l’esposizione in pubblico. Ma l’entusiasmo giovanile del coordinatore del gruppo era stato talmente coinvolgente, che decisi di accettare l’invito.
Non mi ero mai cimentato con la scrittura che andasse oltre le relazioni di cantiere o i commenti sulla fattibilità di un progetto, ma mi confortava l’impostazione con struttura a tema libero su una lettera iniziale, che avrebbe lasciato ampia libertà alla fantasia di espressione.
L’esordio si rivelò una piacevole sorpresa, per l’accoglienza indulgente da parte di tutti i componenti e per la spontaneità con cui venivano rivelate emozioni, ricordi, pensieri. I racconti traboccavano di una pluralità di caratteri e di esperienze, che ero certo avrebbero contribuito all’arricchimento del gruppo.
Una menzione speciale va al nostro vate, a colei che ci delizia con le sus storie della terra argentina, narrate con grande potenza evocativa, come se sfogliasse un album di fotografie a tinte sgargianti.
Per quanto mi riguarda, ho smorzato gli aspetti squisitamente tecnici dei miei racconti, che in realtà annoiavano persino me stesso e ho respirato le contaminazioni invisibili che attraversano il tavolo di lettura, maturando col tempo l’intimo piacere di condividere con l’uditorio sentimenti ed emozioni personali.
Lungi dal declinare proclami autocelebrativi, tipici della politica odierna e delle comunicazioni televisive, posso dire a distanza di un anno dal mio esordio che le nostre conversazioni creative, come amo definire la lettura dei nostri racconti, hanno subito un’evoluzione nel pentagramma dello stile di scrittura, in ritmo e cadenza. Pur mantenendo le peculiarità di ogni individuo, ciò che stiamo sviluppando richiama la struttura di un organismo modulare, che si è propagato persino al di fuori dei confini nazionali, oltre la città di Norimberga.
Per darne un esempio concreto, sorge spontaneo un parallelo con l’intelligenza delle piante descritto sublimemente dal botanico Stefano Mancuso.
Invece di un sistema nervoso centrale, le piante sono dotate di strutture modulari e diffuse, questo è un vantaggio innegabile che le rende estremamente resistenti. Non è un caso, d’altronde, se le piante esistono da 450 milioni di anni. L’uomo, per avere un’idea della proporzione, esiste da 400 mila anni.
Ragazze e ragazzi del laboratorio di scrittura, saremo in grado di fare altrettanto?


