F: FUORI dalla FINESTRA
di stefania bambace
FUORI dalla FINESTRA
di Stefania Bambace
L‘insegnante continua a riempire l‘aria di parole, la lavagna di formule matematiche. Il bambino tiene tra le mani un quaderno bianco e vuoto, e lo sguardo fisso alla finestra, tutta divisa in rettangoli e quadrati più o meno uguali, che deformano lo spazio libero all’esterno. Quale sarà mai l‘area dei rettangoli e dei quadrati che spezzettano il cielo lì fuori, come si misurano i loro angoli? Che importanza ha, ora che è arrivato un merlo a posarsi sul ramo dell‘albero di fronte. Intona un canto armonioso che rapisce, copre la voce fredda dell’insegnante. E la melodia apre la finestra ed i muri cadono e l‘aula scompare ed il bambino vola fuori, assaggia le nuvole che sanno di panna e nuota nel cielo che è azzurro come il mare delle vacanze.
All‘ora del tramonto l‘artista resta in silenzio seduto alla finestra. L’apogeo del suo lavoro è tutto qui, in questo magico istante. Nel contorno disegnato dalla finestra ha intrappolato la vastità del reale per piegarla alla sua fantasia, creando un cunicolo che lasci filtrare lo spazio esteriore nel suo personale spazio interiore. Così il pittore corre al pennello, lo scrittore al taccuino, il poeta alla punta della penna, a riprodurre tutto ciò che il riflesso sul vetro ha saputo raccontare.
La famiglia riunita a cena conta le luci accese delle finestre di fronte e ciascun membro immagina fra sé e sé le vite segrete dietro a finestre aperte, chiuse, protette da tende di diversa fattura. Con curiosità infantile ognuno si improvvisa regista di storie inventate mentre con irriverenza taciuta prende le misure a sagome ed ombre in movimento dentro macchie illuminate sulla facciata del palazzo.
Le finestre del convento sono alte, una grata difende la sacralità del silenzio dal chiasso scomposto del mondo. Suor Maria vive lì da quando era un fiore di bellezza e gioventù e forse non sa nemmeno quanto nel frattempo la sua pelle si sia avvizzita o forse semplicemente non le importa. Quando i suoi occhi si perdono oltre la grata inondati da un fascio di luce le svelano un assaggio di quell‘altrove di perfetta armonia che verrà e a quella visione sorridono. Contemplare la bellezza del creato è una carezza ai sensi che va ben oltre il piacere estetico quando si immagina il disegno del Creatore. Fuori dalla finestra del convento l‘universo si mostra in tutto il suo sfavillante splendore ma al di qua della grata domina uno spazio misterioso ed incomprensibile a chi non lo ha scelto.
Sofia ha dodici anni. Riempie di merendine i suoi vuoti esistenziali mentre osserva la via che esiste fuori dalla finestra della sua stanza. Ma è un fuori troppo vuoto per il suo dentro troppo pieno. Pieno come il suo corpo che è cambiato e si è fatto ingombrante. Pieno come la sua mente con le parole delle canzoni e di qualche poeta studiato a scuola, pieno come il cuore con i suoi sospiri segreti trascritti nel diario. Sofia guarda fuori dalla finestra e sogna di riempire quel fuori così vuoto con tutto il pieno che ha dentro. Idealmente la finestra, da barriera tra sé e il mondo che non la vede si trasforma nel varco verso uno spazio migliore in cui anche Sofia trova il suo posto.
Ada ha serenamente accettato il prezzo del tempo della vecchiaia. Vive sola e trascorre ore ed ore alla finestra, con le immagini della vita del paese a farle compagnia. Le piace guardare i bambini che corrono e si rincorrono, ora che i suoi nipotini sono già grandi e vivono lontano, e la bella gioventù che si ritrova sempre allo stesso posto. Sì, perché la gioventù è sempre bella da guardare, anche se è tanto diversa da quella dei suoi tempi. E le immagini trasmesse dalla finestra si confondono con i ricordi, specialmente di quando da quelle fessure vedeva arrivare il suo Gino che veniva a corteggiarla.
L‘auto viaggia spedita ma prudente sul manto bagnato dell’autostrada e i due fratellini siedono sui sedili posteriori. Uno è intento a contare le goccioline di pioggia che fanno la gara sul finestrino, poi perde il conto e ricomincia. La sorellina invece alita sul finestrino del lato destro appannandolo tutto e con il ditino disegna il suo mondo incantato in cui vorrebbe tanto entrare.
Il treno è affollato di studenti e pendolari. Chi è fortunato ha trovato un posto accanto al finestrino. Fuori, le linee dondolanti di un paesaggio che cambia troppo rapidamente, stazione dopo stazione, mentre i sensi si sforzano di immortalarlo.
L‘imbarco è completato, l‘aereo si alza in volo e la fila di passeggeri seduti al finestrino osserva una realtà diversa per ciascuno. Un bimbo sorvola le montagne a cavallo di un drago, una donna appoggia la testa e sospira. Riflette sulla pochezza delle distanze materiali, mentre ancora una volta la sua anima arranca a giungere a destinazione con la stessa fretta. Un ragazzo affonda lo sguardo nelle nuvole sognando di affondare tutto sé stesso nel caldo abbraccio della ragazza più bella del mondo che ha da poco lasciato dopo una memorabile vacanza. Un uomo preferisce la finestra del laptop che tiene sulle ginocchia e ripone lì dentro il senso della sua giornata.
Il paziente è stato appena trasferito in reparto, tra odore di disinfettante, campanelli che suonano, voci, passi, porte che sbattono. Ha la mascherina dell‘ossigeno e tanti pensieri. Ma il letto è accanto alla finestra, Luigi può vedere il mare, una grande barca a vela, il luccichio del sole sulla superficie. Davanti allo spettacolo della vita un moto di commozione gli stringe il petto e sotto la mascherina sorride.
Chi può conoscere i pensieri di un carcerato mentre leva lo sguardo oltre le inferriate della finestra? È un azzardo di cui nessuno ha diritto.
Poi ci sono io. Al di qua delle mie finestre i davanzali sono pieni di fiori e di piante fiorite. Serve a colorare lo spazio dentro. Fuori dalla finestra il silenzioso cortile interno con gli alberi ed il prato verde e ben curato del vicino. Si sentono tante specie di uccelli cantare, si vedono simpatici scoiattoli arrampicarsi e saltare meglio di trapezisti senza rete. Come ovunque, a volte sul vetro picchietta la pioggia, a volte si infrange con veemenza la luce del sole, a volte scivola la neve e c‘è più silenzio. Oltre il giardino scorre la strada, qualche macchina, le persone.
Fuori dalla finestra scorre una vita quotidiana che non mi appartiene più. Ero un vortice nel vortice, là fuori, ora il vortice mi è rimasto dentro. La finestra non è una soglia da varcare come una porta da chiudersi dietro ma è un mondo sospeso tra sogno e realtà, tra coscienza del limite ed illusione di libertà. Fuori dalla finestra ci sono i miei pensieri, le mie fotografie, ci sono le mie attese senza tempo.


