U: UOMO, DOVE SEI?
di Stefania BAMBACE.
UOMO, DOVE SEI?
di Stefania Bambace
Uomo: due sole sillabe per un oceano vastissimo di richiami. Dove sei, uomo? Ti cerco da tutta la vita, come una moderna Diogene dalla lampada sempre accesa, e nel mio vagare perdo l'oggetto della mia ricerca. Chi è l'uomo che voglio trovare? Der Mensch oder der Mann? In tedesco, la mia lingua di adozione, il bivio è così nettamente delineato. Da una parte l'uomo, membro della famiglia umana; dall'altra l'uomo, il maschio. In italiano l'assimilazione tra l'essere umano e l'essere maschile infittisce la nebulosa. Pirandello lasciava gridare ad uno dei suoi personaggi che la tragedia è tutta qui, nelle parole! E se ciò è vero, si comprende quanto impattante sia l'ambiguità della parola italiana in una creatura persa nella sua confusione.
Dove sei, uomo? La certezza infantile era resa salda dal crescere in una famiglia patriarcale, nel senso etimologico del termine. Oggi si confonde facilmente il patriarcato con il più becero, violento, retrogrado maschilismo. Il patriarca in origine era il custode, il protettore della famiglia, che si assumeva il maggior numero di responsabilità e conseguentemente acquisiva maggiore autorevolezza (non autorità!). Un concetto che sa di antiquariato e di libri fascinosamente ammuffiti.
Io crescevo in un ambiente protetto. La madre era una figura altrettanto forte che si muoveva agevolmente e con indipendenza in quell'ambiente. Crescevo tra i maschi e ne assimilavo i modi, gli interessi ed i pensieri. Anch'io mi muovevo agevolmente in quell'ambiente. L'adolescenza ha sgretolato le certezze. Esiste per questo, l'adolescenza. Rivendicavo la mia femminilità alzando i gomiti, ma ero straniera nelle comunità femminili di cui non conoscevo i modi, gli interessi ed i pensieri. Ho imbracciato la mia lampada, forte del mio essere donna, ed ho intrapreso il cammino.
Uomo, dove sei? Ci sono percorsi in cui perfino il moderno navigatore satellitare è completamente inutile e bisogna saper interpretare le indicazioni sparse qua e là. I segnali. Andare più giù oltre la definizione di uomo essere maschile ed abbracciare l'uomo essere umano, il Mensch. La perfetta alchimia di maschile e di femminile che è insita in ciascuno di noi e che, se riconosciuta ed integrata, potrebbe renderci esseri umani bellissimi. Mi guardo attorno, seguo i notiziari, mi risveglio dalla mia utopia.
Uomo, dove sei? Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo? Mi sovvengono questi mirabili versi del grande Quasimodo. Ma se i grandi poeti di allora, dinanzi a quell'orrore mondiale, avevano appeso le loro cetre alle fronde dei salici e supplicavano di “non chiedere loro la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro informe”, cosa potrà mai scrivere ora una comune mortale senza cadere nella retorica e nella banalità? Resto, seduta, attonita dinanzi a tanta fame di guerra, a tanta sete di sangue, osservo in ogni ambito l'uomo contro l'uomo e con la mia lampada sempre più fioca mi chiedo: Dove sei, uomo?
Ancora una pagina letteraria mi torna alla mente, è ancora Pirandello, in una delle sue novelle. Lo sfondo è quello di una sagra di paese in occasione di una festa religiosa che diventa prima una mattanza di maiali, il cui sangue ha un effetto di eccitazione sulla folla; in seguito, a tarda sera, si conclude con una processione sgangherata di uomini e donne storditi dai fumi dell'alcool e dalla violenza del sacrificio, tragicamente ed ironicamente dietro l'icona del Cristo sofferente. All'ombra di un fico due maiali sopravvissuti al macello, seguono con lo sguardo la folle processione e sembrano dirsi: “ecco, fratello, vedi? E poi dicono che i porci siamo noi”. Sei dunque questo, uomo? È questa la tua umanità?
Umano è quell'uomo vestito di bianco, che con voce sempre più affaticata dal dolore grida supplicante che cessi questa follia, e a me sembra l'eco di un Dio sofferente, che piange nel vedere come il suo amato genere umano stia distruggendo la creazione. Dove sei, uomo, quando uccidi animali, piante, mari e con il tuo delirio di possesso sopprimi i tuoi simili più fragili ed indifesi? Persino nella cerchia ristretta della tua famiglia, persino contro chi sostieni di amare, tu, mostro egoico bisognoso di conferme, di compiacimento, di potere.
Uomo, dove sei? Sempre meno filosofo, sempre meno politico. Dove posso ritrovarti? Tra gli uomini, non tra i caporali, gli esseri tiranni invasati dalla bramosia. (Questa volta cito Totò). Tra gli uomini capaci di rendere più umano il disumano che accade intorno a noi. Tra gli uomini dai grandi gesti invisibili. Tra gli uomini che ci hanno lasciato l'arte, la musica, la letteratura. Tra gli uomini capaci di amare. Tra gli uomini che con il loro sorriso, un gesto gentile, una parola di freschezza allietano i miei momenti e riempiono i miei spazi. Anche adesso, ora.
“Quegli altri -ultima citazione dell'immenso Giorgio Gaber- non li capisco, non mi sembrano uguali“.


