M: Strage di Marzabotto e Indiferenza

di Grazia Berardinelli

Strage di Marzabotto e Indiferenza
di Grazia Berardinelli


Non provo mai
indifferenza, ma spesso
ne scopro
la presenza, impercettibile
agli occhi del profano.
È lo stato di apatia
di chi è assorto
solo nei fatti personali.
Provo insieme dolore
e compassione
per l‘astenia di
emozioni.
Vorrei intervenire,
mi chiedo se
ne valga la ragione.

Scrivevo così circa quarant’anni fa, da studentessa emigrata dal Molise negli anni ’70. Non riuscivo a capacitarmi dell’atteggiamento di chiusura nei rapporti interpersonali della gente del Nord Italia.

Nel Romanzo “Gli indifferenti” Moravia racchiudeva l’esistenzialismo dell’indifferente in ambito del quotidiano familiare. L’autore definiva l‘indifferenza come il sentimento di insufficienza, inadeguatezza o scarsità della realtà, ovvero la malattia degli oggetti, del loro avvizzimento e perdita di vitalità.

Per Moravia i personaggi del romanzo sono vittime dell’inettitudine. Essere indifferenti è sicuramente lo stato di distanza tra e da persone, cose, ambienti.

Tutto ciò che avviene fuori dall’Io non suscita più emozioni, tantomeno sentimenti empatici. La tv propina la cronaca nera ogni giorno, episodi di guerra, violenza tra le mura domestiche, saccheggi e quant’altro, il tutto vissuto senza reazioni, tutto scivola nelle menti come in un tapis roulant che addirittura infastidisce.

Con l’esperienza e gli studi ho cercato di capire più che giudicare gli indifferenti.

Credo che l‘indifferente viva una condizione di straniamento dalla realtà, forzata dallo stile di vita contemporanea, mostra menefreghismo anche ai fini strategici, ha paura di mettersi in gioco forse per disistima, è apatico per non disperdere energie, ciò per difesa personale, non subire cambiamenti o essere vittima di frustrazioni, il tutto per ignoranza nuda e cruda rispetto alla possibilità di poter dare il proprio contributo al mondo.

Narcisismo ed egocentrismo vanno sicuramente a braccetto con l’indifferenza, si tratta di stati d’essere crescenti e diffusi nella società consumistica globalizzata, avente al centro l’Io Autosufficiente che accede a tutto e a tutti virtualmente e in tempo reale, ingenuamente crede possa bastargli per essere felice. Egli non si confronta de visu, perché non vuole, teme il contatto per timore di rimanerne vittima.

Mi sento di dire oggi che l’indifferente in modo più o meno consapevole viva una condizione di vita limitante, il suo disagio è palese, vedi ad esempio la conflittualità in aumento, vedi la partecipazione convulsiva e impersonale a eventi di massa a scapito dell’impegno quotidiano anche a favore di cause utili per la società civile.

L’indifferenza sa di malattia sociale e come tale penso sia giunto il momento di intervenire cercando la giusta cura.

Mi auguro si trovi l’antidoto al più presto.

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