O: Orologio

di grazia berardinelli


L’Orologio
di Grazia Berardinelli

Ticche tocche, ticche tocche, ticchetà

Ogni attimo della mia vita è stato scandito dall’orologio.
Ticche tocche, ticche tocche, ticchetà.
Avevo un bellissimo orologio a cucù con tanto di casetta e uccellino impertinente che, già ai tempi della scuola elementare, mi stordiva ogni volta che la lancetta segnava i trenta minuti o l’ora. Immancabilmente, gli faceva eco Ernesto, un variopinto cardellino in gabbia, che mio papà Davide amava tenere in casa. Una brutta mattina lo trovammo stecchito. Annibale, il nostro gatto tigrato, con un balzo aveva fatto cadere la gabbietta ed era scappato spaventato. I suoi canti allietavano la nostra casa, anche se a dire il vero io lo pativo, avrei preferito vederlo volteggiare liberamente in giardino.
Per la pace di tutti, qualche giorno dopo, trovammo a terra rotto anche l’orologio a cucù.
Il nostro caro Annibale aveva pensato di liquidare anche il posticcio. Sornione com’era, non sopportava i rumori molesti.
Ticche tocche, ticche tocche, ticchetà.

Il ticchettio non mancava mai nella nostra casa. Un enorme orologio a muro con tanto di pendolo oscillava ritmicamente a destra e a sinistra giorno e notte. Il suo rumore cadenzato e rassicurante mi teneva compagnia durante lo studio. Quando l’orologio a muro si fermava era perché ci si dimenticava di ricaricarlo.
Ticche tocche, ticche tocche, ticchetà.

Allora bastava aspettare i rintocchi dell’orologio del campanile rinascimentale della vicina cattedrale con la sua antica campana in bronzo della famosa Fonderia Pontificia Marinelli di Agnone. Erano rintocchi martellanti, un susseguirsi di onde che come l’eco si espandevano per camere e corridoi, fino al giardino. Erano i rintocchi ufficiali del paese che scandivano il tempo liturgico della messa, delle festività e della vita quotidiana, dall’alba al tramonto. Erano talmente potenti che si sentivano nitidamente su tutto il territorio comunale esteso dalla campagna alla montagna, fino ai paesi vicini.
Contare i rintocchi dell’ora era un bell’impegno, ma spesso qualche colpo sfuggiva se non si stava molto attenti.
Ticche tocche, ticche tocche, ticchetà.

Mi affascinava invece il lento scorrer del tempo della clessidra, messa al sicuro nella credenza tra piatti e bicchieri. Veder scendere un granello di sabbia alla volta era magico e rilassante. Un giorno Rita, la mia cara mamma, aveva pensato di spostarla per renderla più visibile, sistemandola sul caminetto.

Purtroppo, Annibale, scaltro e invadente come sempre, un giorno la fece cadere. Si distrusse in un baleno, seminando granelli ovunque.
Ticche tocche, ticche tocche, ticchetà.

Quando andavo in campagna a trovare il nonno Giuseppe cercavo di interpretare l’ora di giorno, osservando una bellissima meridiana disegnata sul muro della sua casa di campagna. Leggere l’ombra del sole era una vera e propria impresa. Peggio ancora col cielo nuvoloso o con l’imbrunire.
Ticche tocche, ticche tocche, ticchetà.

Comunque, sempre meglio dello gnomone, un’asta piantata sul terreno in piano in attesa del sole che il vicino di mio nonno vantava di avere nella sua aia. Era un patito di cimeli antichi, l’aveva trovato in un mercatino dell’usato. Solo lui, così si diceva, era in grado di leggere l’ora con l’ombra proiettata dal sole su un gettato di cemento.
Ticche tocche, ticche tocche, ticchetà.

Devo dire che l’orologio a sveglia con ricarica manuale o a pile è stato lo strumento più duttile, il compromesso comodo, alla portata di tutti anche economicamente.
Mi ha fatto compagnia e mi ha aiutata a programmare il tempo e il mio ritmo di vita. Gli devo molto perché sono stata sempre una dormigliona, da ragazza non mi svegliavano neanche le campane. Ricordo a tal proposito di una notte in cui ci bus un boato da terremoto a Loano in Liguria.
Tutta la colonia in cui lavoravo in un baleno evacuò l’istituto, l’unica rimasta a dormire ero stata proprio io. La mia sveglia era stata programmata per le sei e il fatto era avvenuto alle quattro del mattino.
Ticche tocche, ticche tocche, ticchetà

Da un po’ di anni mi sveglio più e più volte senza un motivo apparente. I pensieri e le preoccupazioni della vita, le dimenticanze, le ripetizioni stravolgono e annebbiano il ritmo del tempo che passa.
C’è da preoccuparsi?
A questo punto un bel Clock drawing test mi tranquillizzerebbe.
Voglio sperare di non andare incontro al deterioramento delle funzioni cognitive che porta alla demenza senile.
Ticche tocche, ticche tocche, ticchetà


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