O e Z: Oroscopo Zodiaco
di Monica Resta
Oroscopo Zodiaco
di Monica Resta
Se non ricordo male, ero in terza elementare quando una compagna mi chiese di che segno fossi. Pensai che appartenere a un segno significasse far parte di un gruppo segreto, e risposi: "Di nessuno." Lei mi guardò strano e, con aria di chi non capisce, mormorò: "Non è possibile!" E poi se ne andò, lasciandomi con il dubbio esistenziale che mi avrebbe perseguitato per anni.
Sopravvissi per molto tempo senza mai sapere di che segno fossi, perché a casa mia non se ne parlava, e devo dire che non ne sentii la mancanza. Poi qualcuno mi informò che ero dei Gemelli. Con quell'informazione arrivò una valanga di diagnosi non richieste: ero doppia, falsa, furba e, in poche parole, inaffidabile... e chi più ne ha, più ne metta. Non avevo ancora nemmeno io capito bene chi fossi, ma a quanto pare c'erano persone che, grazie allo zodiaco, capivano già tutto su di me.
Per qualche ragione a me lontana, in certi ambienti dichiarare il proprio segno zodiacale sembrava più importante che essere intelligenti, saper parlare o, addirittura, essere gentili. Se eri Toro eri testardo, se eri Acquario eri strano, se eri Pesci forse non potevamo essere amici. Il cielo astrale decideva per noi.
Poi arrivò la rivelazione delle mappe astrali. Non bastava sapere il giorno della nascita: anche l'ora e il luogo erano fondamentali! In quegli anni abitavo in Argentina e la maggior parte dei miei interlocutori era nato lì, a pochi passi dal Río de la Plata. Le mappe furono la mia salvezza, perché riuscii a creare una teoria personale per evitare ulteriori etichette: dicevo a tutti che essendo nata a mezzo giorno, a metà secolo (1951), a metà anno (6º mese), a metà mese (il 15) in Centro America e quasi nella metà del mondo, perché Panama è vicina all’Equatore, ero un Gemelli diverso, assolutamente fuori classifica. Nessun astrologo poteva incasellarmi. E così, mi auto-esclusi definitivamente dalle conversazioni sull'oroscopo e le sue profezie.
Ma gli astrologi non si arrendono facilmente. Ricordo una nostra vicina che abitava al terzo piano, che comprava sempre il giornale. Non sembrava molto informata sulle faccende del mondo e perciò sospetto che leggesse solo l’oroscopo. Un giorno la incontrai al pianoterra e la vidi evitare l'ascensore. Mi salutò e mi disse, mostrando il giornale con l'oroscopo: "Oggi dice di non prendere l’ascensore!". Per fortuna abitava solo al terzo piano, perché a Buenos Aires, negli anni Sessanta, già c'erano edifici di quaranta e più piani…
La storia più incredibile, però, la sentii anni dopo. Un ragazzo scoprì, ormai adulto, di essere uno dei tanti figli sequestrati durante la dittatura. Non solo venne a sapere che il suo nome e cognome non erano quelli che aveva sentito fino a quel giorno, ma anche che la sua data di nascita era sbagliata: non era del Leone, come aveva sempre creduto, ma del Cancro. In un'intervista dichiarò di essere felice di aver abbracciato sua nonna, i suoi fratelli e aver ritrovato la sua vera identità, ma ammise anche di sentirsi un perfetto idiota per aver seguito per così tanti anni i consigli dell'oroscopo sbagliato.
Ecco, se c'è una morale in tutto questo, forse è che sarebbe meglio non lasciare che qualche stella lontana decida cosa dobbiamo fare... soprattutto se ci tocca salire quaranta piani a piedi!


