A3 - ARAMENGO
di giuseppe bambace.
ARAMENGO
di Giuseppe BAMBACE
Recita un famoso stornello romano:
“Te c'hanno mai mannato a quer paese,
Sapessi quanta ggente che ce stà”
Ebbene in Piemonte “quer” paese esiste davvero ed è denominato Aramengo. Ubicato tra le morbide colline del Monferrato astigiano, oggi è un piccolo borgo di 567 abitanti, secondo il più recente censimento del Comune, ma dall’alto medioevo è stato per lungo tempo luogo di confino per coloro che si erano macchiati di reati legati al patrimonio, soprattutto gli autori di bancarotta o fallimento.
Se attualmente si adottassero le stesse misure coercitive di quel tempo per i medesimi reati, oggi Aramengo sarebbe una metropoli. Ma per fortuna gli amministratori di un certo orientamento politico promulgano periodicamente allegri indulti di ogni specie e varietà, perciò il paese può continuare a godere della tranquillità di borgo rurale immerso nella dolcezza della natura circostante.
Nella comunicazione odierna “andare a ramengo” non richiama esclusivamente la sua accezione originaria, ma per generosa estensione viene evocata per proferire malauguri universali.
Al contrario di altre espressioni di analogo significato ma, per usare un eufemismo, di tenore molto più colorito, “mandare a ramengo” è solo apparentemente un gesto istintivo; non è una semplice locuzione verbale, in realtà è un progetto mentale che richiede un’elaborazione sofisticata.
A seconda della propria sensibilità, del proprio carattere, della propria educazione, può manifestarsi in un gelido silenzio, che chiude definitivamente la contesa con l’interlocutore, oppure tradursi in un esercizio zen, per non cedere all’impulsività del momento.
Nel secondo caso si genera una rapida sequenza di azioni: si temporeggia, si indugia, si cerca di comprendere; nei livelli di autodisciplina più elevati si sorride, si ascolta, fino a quando non ci si rende conto che ogni sforzo risulta vano ed inefficace. Allora un salutare “vai a ramengo” rappresenta un impareggiabile momento catartico.
Finalmente, nella fase post lavorativa della vita, si raggiunge il perfetto equilibrio; ormai scevro dai condizionamenti dei rapporti aziendali, il pensionato gode del privilegio della sincerità, che gli consente di dispensare democraticamente molteplici “va a ramengo” con leggerezza, stimolando il neurotrasmettitore della felicità in modo irrefrenabile.
Credo che per le sue peculiarità “mandare a ramengo” meriti di essere insignito di eminenti riconoscimenti internazionali, quali la dignità di diritto costituzionale, sancita dall’ONU a garanzia definitiva del libero pensiero, nonché il conferimento di patrimonio UNESCO, fruibile senza alcuna restrizione dall’intera umanità; d’altra parte, come conclude il famoso stornello romano:
“È inutile che stamo a litigà
Tenemose abbracciati stretti stretti
Che tanto prima o poi c'annamo tutti”
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