A3- AUTUNNO
di Stefania Bambace.
AUTUNNO
Autrice: Stefania BAMBACE
Ripenso con malinconia alla bellezza antica della nostra famiglia. Ciascun membro, con le sue peculiarità, contribuiva ed era imprescindibile al comune progetto di armonia totale e perfetta.
Nell‘incastro preciso delle nostre differenze risiedeva il segreto della nostra unione, ognuno rispettoso dello spazio dell‘altro ma ognuno anche apportatore di nuovi slanci vitali che sostenevano e agevolavano il rafforzamento del legame.
Purtroppo il nostro interagire, con gli anni, sembra essere andato perduto e con lui l‘equilibrio che ci caratterizzava. Inutile ora cercare colpevoli (che conosciamo), tuttavia la nostra disgregazione è innegabile, per quanto ognuno di noi continui a fare come può. Il nome della nostra famiglia è però rimasto inalterato e troneggia in ogni calendario: CICLO DELLE STAGIONI. Il mio racconto è ambientato in Europa.
Dopo la creatività della Primavera e l‘esuberanza dell‘Estate sono arrivato io. AUTUNNO. Ho cercato una mediazione tra chi mi ha preceduto, il risultato giudicatelo voi. So che c‘è chi mi ama e chi mi odia, raramente suscito indifferenza. Sono capace di grandi silenzi o di grandi slanci che fanno rumore, in me convivono realtà contrastanti. Dipende dal momento. La mia infanzia settembrina regala il tepore di un sole dolce, aria tersa che ispira purezza ed ombre lunghe, avvolgenti.
È il tempo dei ritorni, forse non propriamente dei propositi di cui si occupa mio fratello Inverno, ma dei progetti sì: tra un ripensamento ed una perplessità lascio sempre spazio alla speranza di nuovi inizi. Si torna a casa da vacanze tardive, all‘orario scolastico definitivo, ad attività per riempire il tempo libero, e si ritorna in sé stessi. Almeno per un po‘.
Gli uccelli, invece, si preparano a partire. Nella giovinezza di Ottobre esplode il tripudio dei colori, è il tempo della terra, dei tappeti variopinti di fogliame, mentre nell‘aria il vento danza con le foglie.
Piroette e giravolte che ispirano versi, tele, scatti fotografici. Gli alberi che trattengono le loro chiome gareggiano in bellezza, con vesti sgargianti di rosso, giallo, arancione… talvolta un abete si insinua in quella galleria variopinta e reclama il privilegio del suo verde brillante.
Questa mia passione gioiosa si stempera velocemente nella sobrietà di Novembre, l‘età matura che porta con sé venti tempestosi alternati a fitte nebbie. Una grigia pioggia ogni tanto concede il palcoscenico a foschie mattutine che sembrano piuttosto proteggere tesori nascosti che si intravedono appena. Le giornate si accorciano, gli alberi, nella loro nudità, paiono anch‘essi ripiegati su sé stessi, come l‘essere umano che mestamente, nel commemorare chi non c‘è più, piange un po‘ anche il proprio passato. Tutto ha una parvenza di immobilità.
Anche molti animali si preparano ad un lungo sonno. In questa fase non posso essere altro che questo: tristezza, malinconia, rimpianto ed una carezza alle illusioni. Suscito un‘esigenza di raccoglimento. Il freddo umido spinge alla ricerca di calore, di bevande calde, di zuppe, di caldarroste e degli affetti nelle case. Qualcuno si scalda alla fiammella di una rinnovata spiritualità e fa festa con tutti i Santi del Paradiso. Qualcuno riaccende antichi riti pagani che non conosce, travestito da un gioco commerciale importato al di là dell‘Atlantico. I bimbi giocano innocentemente a Dolcetto o Scherzetto, intagliano zucche, fanno omini di castagne e barchette di noci con pari entusiasmo.
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Il raccoglimento novembrino un tempo veniva fissato sotto la coltre bianca della prima neve, ma ora non mi riesce più di spargere candore. Resta il freddo di dicembre, la mia vecchiaia, in cui lascio ormai con rassegnazione che abbia inizio la frenetica corsa del consumo, del mercato, delle luci artificiali. Sono un povero Autunno occidentale, io…. questo vuoto frastuono toccherà poi al mio fratellino Inverno, che da tempo è ormai più confuso di me.
Ecco la sintesi di ciò che sono, di ciò che sono diventato. Un piccolo membro della famiglia chiamata Ciclo delle Stagioni, dalla natura contraddittoria, stretta tra solarità e mestizia, passione e riflessione, tra ricerca spirituale e fatica di resistere. Chi viene al mondo quando è il mio turno, chissà, forse è destinato


