H: L'ACCA
di monica resta
di Monica Resta
Proprio dell’acca vi voglio parlare: quella che ha fatto soffrire tante generazioni in tutto il mondo. Parlo di quella che c’è, ma non si sente. Quella che si infila nelle parole a tradimento, pronta a trafiggere l’autostima tanto degli ignoranti quanto degli istruiti.
L’acca muta, nella lingua italiana, si trova in qualche parola latina come habitat o humus, oppure viene usata solo per distinguere graficamente parole omofone, tipo a e ha, anno e hanno. Certo, non possiamo dimenticare le parole onomatopeiche, come il oh! oh! oh! di Babbo Natale o il ha! ha! ha! di una risata a crepapelle.
Però le parole davvero tragiche e difficili sono quelle in cui l’acca si nasconde in mezzo, pronta a farti fare una brutta figura, muta com’è. Pensate a ohibò!
Se i bambini italiani hanno problemi a ricordare che anno senz’acca ha 365 giorni e che hanno con l’acca si riferisce al verbo, non avete idea di quanto sia complicato sapere dove mettere l’acca silente nella lingua spagnola. Alcune regole ci sono, ma non sono proprio a portata di bambino, che di etimologia non sa un’acca.
Solo chi studia l’origine delle parole saprà che hembra proviene dal latino femina e che, in moltissimi casi, la f del latino è diventata h in spagnolo:
- Formōsus in hermoso,
- Formica in hormiga,
- Fico in higo,
- Figlia in hija.
E chi non sa di etimologia? Beh, lo impara leggendo, ma sempre la cultura e lo studio ci vogliono per scrivere le parole con le lettere giuste.
Invece l’acca in mezzo alla parola è un vero dramma. Da bambina – e forse nemmeno ora – non riuscivo a capire perché diamine doveva essere messa lì, se tanto non si pronuncia! L’acca, per me, era maledetta, la colpevole dei miei brutti voti nei dettati.
Poveri noi, bambini spagnoli, torturati da queste h! Ci sono poi parole che arrivano dall’arabo e iniziano con al- e l’acca: almohada (cuscino), Alhambra (fortezza), albahaca (basilico).
Bambini italiani, sappiate che l’italiano è meglio. Forse non è parlato da così tante persone come lo spagnolo, ma a parte quelle poche parole con l’acca da ricordare, molte altre, con saggezza, l’hanno persa:
- ora,
- ospite,
- erba,
- orizzonte,
- umore.
E infine, c’è una parola latina che aveva l’acca muta davanti: hospitalis. In italiano è diventata ospedale senza h, perché non ha valore fonetico. Ahimè (con l'acca)! L’acca che tanto mi ha fatto soffrire nei dettati e che ho rincorso nei libri, oggi si prende la sua rivincita. È diventata il simbolo di un luogo dove devo andare, che lo voglia o no: l’ospedale. Ironia della sorte, quell’h muta, invisibile ma presente, guida ora il mio percorso. Domani, seguendo i cartelli stradali con l’acca in bella vista, arriverò in tempo per il mio ricovero.
Ohimè! Bah... Forse è il caso di accettarlo con filosofia: ehi, eh eh eh, tutto andrà bene!


