T: Amo Tex Willer, dannazione!

di rocco massino.


Amo Tex Willer, dannazione!

di Rocco Massino


Ciao a tutti. Per i pochi che non lo sanno Tex Willer è il più celebre eroe del fumetto western italiano, creato nel 1948 da Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini. E’ un personaggio longevo, pubblicato ininterrottamente da oltre 75 anni, e considerato una leggenda al pari di icone come Superman e Batman.

Io e mio fratello siamo stati introdotti alla lettura di Tex circa 55 anni fa, da nostro padre e da allora non ne abbiamo saltato un numero. Proprio a questo proposito qualche giorno fa ho chiesto ai miei due nipotini, di 12 e 7 anni, se per caso hanno avuto modo di leggere qualche numero di Tex. La risposta, tanto sorprendente quanto inattesa, è stata un secco no. Al che ci sono rimasto alquanto male, visto i nostri trascorsi giovanili di accaniti lettori del nostro eroe preferito. Passato qualche attimo di sgomento, riflettendo con i genitori dei due ragazzi mi sono accorto che è perfettamente normale che non abbiano letto Tex. Loro sono fruitori di anime, manga, supereroi Marvel e via dicendo. Sono passati da Peppa Pig a Capitan America, attraverso i Power Ranger, e solo ora scoprono Goldrake per via della tv che a distanza di anni manda delle repliche. Loro sono cresciuti con la televisione, You Tube e simili, e non si sognano nemmeno di leggere un fumetto come facevamo noi da piccoli, che tra l’altro a parte la tv dei ragazzi, avevamo solo i fumetti da leggere. Continuo a sperare che i nipotini un giorno si ravvedano e facciano indigestione di Tex Willer. Ma la vedo dura!

Sempre per chi non lo conosce (pochi ma ci sono...) ecco un sintetico ritratto del nostro eroe. Nato nella contea di Nueces, Texas, nel maggio 1838. Professione: Ranger del Texas e capo dei Navajos con il nome indiano Aquila della Notte. Carattere: grintoso, ironico, nemico di ogni sopruso e discriminazione. Compagni inseparabili: Kit Carson, il figlio Kit Willer e il guerriero navajo Tiger Jack. Nemici storici: il mago oscuro Mefisto, suo figlio Yama, il trasformista Proteus, e altri fuorilegge. Ambientazioni: praterie, deserti, foreste e città di frontiera del vecchio West. Stile narrativo: avventure d’azione con forte senso morale e giustizia. Ha ispirato film (con Giuliano Gemma), radiofumetti e speciali. E’ simbolo di un West epico, dove il coraggio e l’onore prevalgono. Tex Willer non è solo un ranger: è un mito culturale che incarna l’idea di giustizia universale, capace di parlare a generazioni diverse.

Fin qui il personaggio, ma vi dico perché mi piaceva e continua a piacermi Tex. Mi piaceva come parlava, e mi sarebbe sempre piaciuto parlare come lui. Ma non so come avrebbero reagito le maestre nel sentirmi pronunciare “dannazione”, “cribbio” o “peste”. Le sue sentenze (“adesso facciamo i conti” o “non ho ancora finito con te”) le avrei fatte entrare volentieri nelle chiacchiere con gli amici e nei miei temi di scuola. Cavalcando con lui, imparavo un sacco di parole nuove come “cautamente”, “frattanto”, “tanghero”, “oppio”, “trippone”, “scartoffie”; scoprivo che cos’è un “arroyo” (letto di un torrente in secca) o che il fucile non ha altro nome che Winchester. Ma nonostante vivesse in Arizona, in lui ci si poteva rispecchiare: anche Tex aveva qualcosa da dimenticare, era stato un bandito o almeno dalla parte sbagliata della legge, e aveva dovuto arrangiarsi; anche lui era sopravvissuto a una guerra civile (quella tra confederati e unionisti, con cui aveva militato contro lo schiavismo) e non ne parlava volentieri. Provava sfiducia per lo stato e per “gli alti papaveri di Washington”, per dirla a modo suo; in una delle sue prime storie guida persino una rivoluzione per ribaltare la dittatura messicana, insieme all’amico Montales.

Dittatura “capeggiata da un gruppo di loschi avventurieri che stanno portando il paese alla rovina” sempre per usare le sue parole. Il Tex delle origini non assomigliava per niente ai cowboy biondi e rubicondi della cinematografia. Era atletico, sanguigno, un po' smargiasso e con un’idea contadina della giustizia: italianissimo! Ancora oggi a più di cinquant’anni di distanza, continuo a leggere Tex ogni mese, e il senso di ammirazione per lui rimane intatto. Certo per i nostri standard attuali con suo figlio Kit è un padre presente ma che parla poco, le ingiustizie che ci circondano non si possono risolvere sequestrando un riccone e incendiandogli la casa o menando sganassoni a destra e a manca. Ma Tex per me rimane l’ideale a cui tendere per essere un uomo e un cittadino migliore.

Per questo sbaglia chi cerca di incasellarlo politicamente: il suo pregio più grande è il suo senso di urgenza: adesso, non domani c’è una realtà da migliorare, quindi sii retto e abbi cura della tua pòlis.

Quando mi confronto con qualche amico che ha la stessa passione di Tex, mi accorgo che anche se parliamo di lui, in realtà parliamo di noi, quelle vignette disegnano anche un po' il nostro vivere e mi sembra, non so perché, che tutto il resto - dannazione! - non conta.

Grazie.

Post scriptum 1: qualche frase ironica su Tex. “Kit Carson è il mio socio. Dice che mi segue per amicizia... in realtà perché non sa cucinare”. “Mefisto mi odia. Ha provato magie, incantesimi, illusioni... ma io ho la pistola, e funziona meglio”. “Il West è cambiato... ma io sono sempre in edicola”.

Post scriptum 2: in merito al titolo devo fare una precisazione. Nel pieno rispetto della libertà di scelta altrui, non sono gay.

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