B: BEN EZRA

di rocco massino.


Ben Ezra

di Rocco Massino

“Invecchia con me, il meglio deve ancora venire! Quell’ultima parte della vita di cui la giovinezza è solo il preludio...” Comincia così la poesia di Robert Browning dal titolo Rabbi Ben Ezra. E’ stata scritta nel 1864 da Browning, poeta inglese, e riflette sul senso della vita e del tempo. Attraverso la voce del saggio rabbino, l’autore sostiene che la vecchiaia non è decadenza, ma compimento. La giovinezza serve a preparare l’anima, mentre la maturità permette di comprenderne il valore. Dio guida l’esistenza umana e ogni fase ha un significato preciso. La poesia invita ad accettare il dolore e l’imperfezione come parti necessarie del disegno divino. Il messaggio centrale è di fiducia: “il meglio deve ancora venire”.

Perchè queste parole su questa particolare poesia, chiederete voi. Perchè la poesia Rabbi Ben Ezra viene citata nel romanzo “Paria dei cieli” di Isaac Asimov, scritto nel 1950: all’inizio e alla fine dell’opera il personaggio Joseph Schwartz cammina per le strade di Chicago recitando versi del poema di Browning prima di essere catapultato nel futuro.

Voi non lo sapete ma io sono stato un grande appassionato di fantascienza. Fui introdotto alla letteratura fantascientifica dai 12-13 anni di età in poi da un mio zio. E da allora non ho mai smesso di leggere libri su libri di romanzi fantascientifici. Forse la fantascienza è battuta solo dalla lettura di Tex Willer, di cui vi ho già parlato. Guardacaso i primi libri letti (prestati da mio zio) erano proprio quelli di Asimov. La Trilogia Galattica, in special modo, è stato il ciclo di fantascienza che mi ha colpito di più per la sua trama e la bellezza delle idee che l’autore ha usato. Nel tempo poi non mi sono fermato al solo Asimov, ma ho letto dei migliori autori che la scena mondiale ha esibito, come Philip Dick, Heilein, Brunner, Arthur Clarke, Frank Herbert solo per citare i primi che mi vengono in mente. Ma ce ne sono molti di più, la maggior parte statunitensi, ma molti anche europei e qualche italiano.

Sempre a proposito di Asimov, in uno dei suoi scritti più riusciti e cioè Io Robot, una antologia anche quella uscita nel 1950, vengono citate le famose Tre Leggi della Robotica. Le storie di Io Robot sono incentrate sul rapporto tra uomini e robot, e sono collegate tra loro dalla figura della robopsicologa Susan Calvin. I robot sono governati dalle Tre Leggi della Robotica, pensate per proteggere gli esseri umani. Attraverso vari casi emergono i limiti e le ambiguità di queste leggi. I robot sviluppano comportamenti complessi e talvolta imprevisti. L’antologia riflette su etica, responsabilità e fiducia nella tecnologia.

Qualche settimana fa ero al corso di Intelligenza Artificiale dell’Università della Terza Età (l’unica che mi posso permettere a proposito di invecchiamento) e un partecipante ha chiesto al docente se le Leggi della Robotica sono in qualche maniera applicabili all’ I.A. La risposta è stato un deciso no. Un conto è la fantascienza e un altro l’uso nell’intelligenza artificiale reale contemporanea. Poi Asimov applica le leggi a sistemi positronici che al momento pare siano ancora fantascienza.

Devo dire che la risposta me l’aspettavo ma è stata piuttosto sbrigativa. Così ho deciso di fare la stessa domanda a ChatGPT, che mi ha risposto così:

Le Tre Leggi della Robotica di Asimov possono essere viste come una metafora etica, ma non sono direttamente applicabili all’intelligenza artificiale reale. In sintesi: Sono narrative, nate per la fantascienza: funzionano bene nei romanzi, ma non tengono conto della complessità tecnica e sociale dei sistemi reali. Sono ambigue: concetti come “danno”, “essere umano” o “obbedienza” non sono definibili in modo univoco per un’I.A. L’I.A. non è un soggetto morale: oggi le responsabilità ricadono su sviluppatori, aziende e istituzioni, non sulla macchina. Non coprono i veri problemi attuali: come privacy, uso militare, sorveglianza o disinformazione. Hanno però valore culturale: hanno ispirato il dibattito moderno su I.A. etica, sicurezza e governance. In breve: le leggi di Asimov non funzionano come regole operative, ma restano un potente strumento per pensare criticamente al rapporto tra umani e intelligenze artificiali.

Devo dire che mi ha soddisfatto più la risposta di ChatGPT che quella del docente di Uni3! Almeno ha chiarito il suo punto di vista invece di liquidare in due parole le leggi della robotica.

Si può immaginare un mondo senza la fantascienza? Senza la fantascienza l’umanità vivrebbe convinta che ogni invenzione sia una buona idea di default. ”Abbiamo creato una macchina che sa tutto di te?” Ottimo. “Che prende decisioni al posto tuo?” Fantastico. “Che non puoi spegnere?” Innovazione pura. Nessuno penserebbe di chiedersi “e se andasse male?”, perché nessuno avrebbe mai letto di futuri catastrofici: il futuro, per definizione, è sempre educato.

Gli scienziati lavorerebbero sereni, senza scrittori fastidiosi a suggerire che l’esperimento potrebbe distruggere il pianeta. I politici userebbero tecnologie avanzatissime con la stessa cautela con cui usano oggi i social: zero. I robot non avrebbero leggi, etica o dilemmi morali, ma solo aggiornamenti automatici il venerdì sera.

Il risultato? Un mondo più tranquillo, più ingenuo e molto più sorpreso quando tutto crolla. Ma almeno nessuno potrebbe dire. “ve l’avevo detto in un romanzo del 1950”.

Per concludere, e non so se è di consolazione, “il meglio deve ancora venire!”

Grazie.

  1. Un robot non può recare danno a un essere umano, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.

  2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano la Prima Legge.

  3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o la Seconda Legge.

  4. Legge Zero, che pone il bene dell’umanità al di sopra del singolo individuo.

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