P: Pautassone o il mare in officina
di mara biaglia.
Pautassone o il mare in officina
di Mara Biglia
Voglio parlarvi di un’immagine che ho ben chiara davanti agli occhi, anche se sono passati più di trent’anni; è la fotografia di un uomo buono, di un luogo che è stato , per tanti anni, la mia seconda casa, e di un periodo difficile.
Immaginate un lungo capannone industriale grigio, ai due lati le grandi presse, in mezzo l’ampio spazio che permetteva ai muletti di trasportare i cassoni metallici colmi di pezzi stampati, il carro ponte. Al fondo un grosso container argentato, pronto per essere consegnato al trasportatore, dopo una serie di riparazioni.
Per arrivare all’uscita doveva essere sollevato, passare sopra le presse, io ero proprio lì ad attenderlo, con in mano la bolla di consegna, quando lo vidi avanzare, a mezza altezza, imbragato dalle funi del carro ponte, e ,sopra, un omone, le gambe divaricate per mantenere l’equilibrio, le braccia a croce, le mani che impugnavano le funi, e un largo sorriso di soddisfazione.
Era Giovanni Pautasso, detto Pautassone, il capo battilastra dell’azienda di mio papà, che era venuto a lavorare da noi a 14 anni, e che se ne sarebbe andato solo quando avremmo chiuso i battenti.
Mentre seguivo, con un po’ di ansia, l’avanzare di quel bestione, un’associazione di idee mi venne spontanea : quella di un nocchiero, un mitico comandante di vascelli, ben saldo sul ponte della sua nave dopo una tempesta.
E ben si attagliava a Pautassone quell’appellativo, lui che aveva traghettato tanti ragazzi, inesperti, a volte arroganti o timidissimi, verso la maturità, seguendoli, sferzandoli con la sua ironia, un po’ chiassosa, ma mai malevola.
Pautassone sul container che sorride, è questo il fermo immagine che ho ben chiaro in mente, e sotto , in tutto quel grigiore, un mare verde azzurro increspato da piccole onde.


