I: L’Idraulico e la carta igienica

di monica resta.


L’Idraulico e la carta igienica
di Monica Resta

Da bambina avevo un libro illustrato su una bimba che viveva su un’isola calda e luminosa del Pacifico. Giocava con una bambolina fatta dal padre in legno, vestita di fiori e nutrita con polpette di sabbia. Un giorno arrivò una nave dall’Inghilterra e il capitano le regalò una bambola elegante, lussuosa dai ricci d'oro. La bimba la guardò, la ammirò e provò a giocarci. Poi tornò alla sua bambolina: quella nuova non mangiava sabbia.

Quando abbiamo ristrutturato casa mi è tornato in mente quel racconto.

Finalmente due bagni. Sanitari moderni. Sciacquoni con doppio pulsante per il risparmio dell’acqua. Linee eleganti. L’acqua scendeva con un vortice perfetto, coreografico, quasi ipnotico. Non come nel vecchio bagno con la catena e il galleggiante che, se si rompevano, li cambiavo da sola.

Entrammo in casa e inaugurammo i bagni.

Premo il pulsante piccolo: la carta igienica torna a galla.
Premo il pulsante grande: la carta torna a galla.
Nel bagno grande come in quello piccolo, stesso problema.

Chiamai gli architetti. Mandarono l’idraulico.

Venne una volta. Nulla.
Due volte. Nulla.
Alla terza mi disse con sicurezza:
— Signora, qui è tutto a norma. Il problema non è lo sciacquone.
— E qual è il problema? — dissi.
Mi guardò come se la risposta fosse ovvia:
— È la carta igienica.

Rimasi in silenzio. Io uso quella a due veli, riciclata. Forse dovrò comprare quella a tre veli?
E, per un attimo, con un sorriso imbarazzato pensai: “Ma non sarà quello che mangiamo?”.

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