Q 3: QUASI QUASI
di giuseppe bambace.
QUASI QUASI
Giuseppe BAMBACE
Troppo spesso la saggezza è solamente la prudenza più stagnante e quasi sempre dietro la collina è il Sole.
“Quasi” non è un semplice avverbio, è un tempo sospeso tra il sempre ed il mai; la collina dei ciliegi di Mogol Battisti ne dipinge in tono poetico l’epitome, che racchiude la sottile linea di demarcazione tra le occasioni mancate e l’audace pulsione del cambiamento, della ricerca di un orizzonte inesplorato.
Non si riduce semplicemente all’indecisione di fronte ad una scelta, ma rappresenta una dimensione in cui l’esitazione, il desiderio trattenuto si sovrappongono, si confondono col coraggio di cancellare i dubbi, l’intenzione che si traduce in azione.
Il limbo tra il fare ed il non fare, il desiderio di osare o di arrestarsi dentro il confine dei propri limiti, che può condurre all’abbandono fiducioso dell’ignoto o al rimpianto per le opportunità mancate. Dicotomia magistralmente tradotta da Shakespeare in Amleto “Sappiamo ciò che siamo, ma non quello che potremmo essere”.
La locuzione “Quasi quasi” ne rappresenta un rafforzativo, ma con un’accezione più orientata all’intenzione di esplorare la possibilità, sebbene trattenuta da un misto di timore di pigrizia, che esprime ancora una volontà incerta.
Il concetto di possibilità apre un universo di stati emotivi, di sogni che anelano ad un asintoto che nessun altro riesce ad intuire, al desiderio di compimento oltre ogni attesa.
I versi di Alvaro Campos, eteronimo del grande scrittore portoghese Fernando Pessoa, traducono in modo potente questa fibrillazione dell’animo, che esprime un senso di urgenza quando il tempo ci ammonisce che il passato aumenta e il futuro diminuisce.
“Perché io amo infinitamente il finito,
perché io desidero impossibilmente il possibile,
perché voglio tutto, o ancora di più, se può essere,
o anche se non può essere”.
Dal punto di vista più squisitamente spirituale, vale la pena di ricordare l’esortazione di Papa Francesco a cogliere sempre alternative, nuove possibilità.
“La sfida dei creativi è sospettare di ogni discorso, opinione, affermazione o proposta che si presenti come «l’unica via possibile». C’è sempre un’alternativa. C’è sempre un’altra possibilità”.
Tra queste due visioni complementari, mi rifugio nella parafrasi di una stupenda ironica canzone di Giorgio Gaber: esausto da questa oscillazione senza soluzione, senza scampo, quasi quasi mi faccio uno shampoo.


