N: NAUFRAGIO DI NONNO CESARE

di angelo regaldi


NAUFRAGIO DI NONNO CESARE
di Angelo Regaldi

Passate le burrasche invernali, sono ripresi i viaggi dei disperati dall’Africa e da Oriente. E purtroppo si contano nuove vittime di naufragi.

Fine Ottocento e primi Novecento anche dall’Italia partivano navi cariche di italiani per le “Americhe” per i lavori agricoli, alcuni nell’emisfero boreale, altri per fermarsi per sempre. E purtroppo violente burrasche e scogliere sommerse han fatto vittime.

Nel 1927 mio nonno, papà di mia madre, licenziato per motivi politici dalle ferrovie, con motivazione infamante di scarso rendimento, prese la strada delle Americhe.

La nave era la “Principessa Mafalda”. Già una nave gemella, che portava anche lei il nome di una principessa sabauda, si inabissò al momento del varo a Riva Trigoso.

La nave era ormai logora, a 60 miglia da S. Paolo del Brasile, l’elica si sfilò e squarciò la poppa. Le paratie non ressero e la nave si inabissò con il suo carico umano (300 morti).

Nonno si salvò: dopo 12 ore in acqua fu raccolto da un mercantile olandese. Restò in America, Argentina, un paio d’anni, poi rientrò in Italia e con la patente di macchinista di macchine a vapore trovò lavoro a “La Stampa”.

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