B
di celo vaccari.
B
di Celo Vaccari
La prima cosa che mi è venuta in mente è stata una doppia B, Brigitte Bardot. Ho pensato alla sua bellezza e se il suo viso abbia una somiglianza con qualche animale, pensando al fatto che a volte incontriamo delle persone che hanno il volto che richiama appunto un animale. Cercavo la parola che designa questa tendenza che però non ho trovato; ho pensato a Fisiognomica, che studia la testa, le espressioni facciali per capire, per catalogare il carattere e le tendenze di una persona (pensiamo a Lombroso), ma non è quello che intendo io. Poi ho pensato alla pareidolia, cioè il trovare visi umani nelle cose, ad esempio macchie sul muro o i tombini, ma non è nemmeno questo.
Rassegnata mi sono concentrata su BB, alla sua bellezza considerata autentica: occhi grandi, labbra carnose, aria sognante ma maliziosa, il broncio alla francese, e mi è venuta in mente la Marianna a cui ha dato il viso nel 1970.
La Marianna, busto di donna che indossa il berretto frigio, a seno scoperto, che rappresenta in modo allegorico la Repubblica francese, esposto nella maggior parte dei municipi, tribunali, piazze tipo Place de la République, rappresenta i valori della Repubblica francese: libertà, uguaglianza, fraternità. La bellezza al servizio dell'umanità.
Sistemata la B, torno alle somiglianze viso-animale. Ho pensato a quelle storiche nostre: Giuliano Amato topolino, Luigi Longo rospo, Andreotti tartaruga. Poi ho pensato a due casi da me incontrati: testa di salmone e testa di montone.
Testa di salmone era una ragazza che ho incontrato sul traghetto che unisce Helsinki a Tallinn; sopraggiungeva dal fondo del traghetto sul ponte camminando verso di me e mi è preso un mezzo colpo: aveva proprio la testa da salmone. Ma qui rientra forse il fatto che noi siamo quello che mangiamo.
Approfondendo il discorso ho scoperto che viene utilizzato lo sperma del salmone in alcune procedure di medicina rigenerativa ed è molto popolare tra le celebrità poiché porta alla rigenerazione cutanea: è un’alternativa naturale al botox.
Andiamo a testa di montone, che è apparso nella mia vita poco prima del 1990. Era un ragazzo marocchino che ho incontrato nel quartiere in cui abitavo, di nome Ahmed. Un ragazzo che aveva la testa di montone e andava in giro con la scatola a vendere fazzoletti, accendini, spugne con una foga particolare; in pochi passi ti raggiungeva per vendere qualcosa o ottenere qualche spicciolo.
Ora, passato del tempo, ho saputo il perché: aveva il progetto di far venire la moglie e la prima figlia qui. Lui era schiavo di suo padre che li ospitava in casa sua e pretendeva una retta pesante. Era riuscito a trovare lavoro in una RSA, dimagrì di 10 kg e spesso, quando andava ancora in giro con la cassetta, raccontava di quanto fosse pesante, ma lui tenne duro e riuscì nel suo progetto di ricongiungimento. Ora ha quattro figli, di cui due ragazze laureate.
A questo punto... a chi assomiglio io?
Vorrei chiederlo a voi. Mentre ci pensate, mi è venuto in mente un quadro di Alberto Savinio che in un autoritratto in forma di gufo si ritrae con la testa da gufo.
Per quanto mi riguarda – ma aspetto le vostre suggestioni – mi sento un po’ una civetta, non nel senso di civettuola ma nel senso di dotata di intuito, intuitiva, assillata da presagi nefasti.


