G: GENTE DI PAESE "LE NOSTRE RADICI"

di Enza Magnati.

 


GENTE DI PAESE "LE NOSTRE RADICI"

di Magnati Enza (Lettera G)
Gente di paese, quanti ricordi mi evocano nella mente, il mio paesello piccolo, ma tanto bello.
Io sono nata a Torino, ma i miei genitori sono pugliesi. Hanno dovuto emigrare per via del lavoro, ovvero mio papà all'età di 18 anni, rimasto orfano, è venuto a Torino in cerca di lavoro. Nel periodo delle ferie, fatto rientro al paese, conosce mia mamma, che decide di seguirlo dopo il matrimonio.
Aspettavamo con ansia il mese di agosto per poter caricare la macchina e partire a tutta fretta, e poi che bello un intero mese di ferie, coccolati dai nonni che non vedevano l'ora di stringerci e abbracciarci, quanta emozione. Si preparavano tutto l'anno al nostro arrivo, e facevano in modo che non ci mancasse nulla. La nonna era tutta un fremito, e a chiunque le domandava "Ida, vengono le tue figlie per agosto?", lei rispondeva in lacrime di gioia e in chiaro dialetto pugliese: "Ma certo che vengono, vuoi scherzare? Un anno senza vedere mamma e papà nun se po stà".
Eravamo soprannominati i ciaone: "We we, arrivano i ciaone!". E quanti ne eravamo tra Torino e Milano! Il paese si riempiva di gente e prendeva vita.
I miei nonni abitavano in un quartiere detto "IL CODACCHIO", formato da cinque vicoli; dall'alto avevano la forma delle dita di una mano, loro erano al 2° vico, tutte case al pianterreno o al massimo di un piano. Ci conoscevamo tutti, e tutti avevano un parente che arrivava da lassù, dalle grandi città industriali.
Quello che ricordo con tanta nostalgia erano le chiacchiere serali davanti alla porta di casa: tutti prendevano le sedie e si sedevano fuori a prendere il fresco, e si facevano grandi risate. I paesani volevano sapere come si viveva in città, qualcuno ci imitava ostentando una parlata italiana e giù a ridere. Pochi avevano la televisione, ma anche per loro era più divertente la seduta serale.
Perfino il cielo del mio paese è più blu e le stelle, quante ce ne sono, brillano e illuminano la sera. La mattina mi svegliavo presto per guardarlo, BLU come il mare, a Torino invece quasi sempre grigio.
Quante feste e quante sagre di paese, in un attimo sorgevano nelle piazze dei palchi dove si esibiva il cantante invitato, oppure si ballava. La domenica, come dimenticare quel profumo di sugo che attraversava tutto il borgo! Le radio accese che trasmettevano musica, tutti ascoltavano la radio locale, si facevano le canzoni a richiesta, quella più gettonata era "Romagna mia".
Non eravamo mai meno di venti a tavola, perché solo noi da Torino eravamo in otto, poi tutti gli altri nonni e zii e nipoti ecc. ecc., era sempre una festa. Potrei riempire un libro fatto di ricordi e racconti.
I giorni passavano e il mese volava, si doveva rientrare. Che momento triste, tutti piangevamo, ma la persona che più di tutti soffriva era la mia nonnina, cara e dolce. Quando la macchina partiva, lei ci correva dietro e batteva la sua mano sui vetri dell'auto e diceva: "Mi raccomando figli miei, abbiate cura di voi, vi aspetto, ci vediamo un altro anno". Il dottore ci ha poi rivelato che tutti quei distacchi ogni volta erano forti dispiaceri che non le hanno fatto bene alla sua salute, un po' il cuore e poi l'ulcera allo stomaco; immagina la tua casa piena di gioia, figli, nipoti, generi e poi di colpo nulla, e devi aspettare un anno per rivederli. Non era possibile scendere durante l'anno.
Gli anni passano, le persone invecchiano, si prendono altre strade. È più di sei anni che non vado giù, ho tanta nostalgia, c'è ancora un fratello di mamma, ormai vecchietto, e tanti cugini... chissà...
Sì, bell paes mii, si bell assai pchè, pchè pchè pchè so figh a te... e presto verrò a trovarti.

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