N: NOSTALGIA, ISTRUZIONI PER L'USO
di Rocco Massino.
NOSTALGIA, ISTRUZIONI PER L'USO
di Rocco Massino
Ciao a tutti. Alzi la mano chi non ha avuto nostalgia di qualcosa o qualcuno nella sua vita. La nostalgia non è il passato. È il presente che guarda il passato e si accorge, con una leggera vertigine, di quanto fosse bello senza saperlo. È il ritardo della coscienza, il momento in cui capiamo ciò che avevamo proprio nell'istante in cui non lo abbiamo più. Non conoscendo esattamente l’etimologia della parola nostalgia, ho guardato il dizionario che mi ha detto che questa parola deriva dal greco e combina nostos (ritorno) e algia (dolore): letteralmente “dolore del ritorno”.
La nostalgia è un desiderio senza oggetto preciso: si vuole tornare, ma non si sa esattamente dove. C'è qualcosa di paradossale nella sua struttura: è dolore e piacere insieme, malinconia e gratitudine che si sovrappongono senza annullarsi. I greci la chiamavano con una parola che unisce il ritorno e il dolore. I portoghesi hanno la saudade. I tedeschi la Sehnsucht. Ogni lingua ha cercato di darle un nome perché nessuno può fare a meno di provarla. Eppure può diventare una trappola.
Quando si trasforma in rifugio sistematico dal presente, quando il passato diventa l'unico posto dove si riesce a stare, allora la nostalgia smette di essere un sentimento e diventa una strategia di fuga. Il confine è sottile: da un lato c'è la gratitudine per ciò che è stato, dall'altro c'è il rifiuto di ciò che è. Ma attenzione a non scivolare nel rimpianto, perché il passo è breve. Le parole non dette, le cose non fatte o le scelte non fatte si nascondono dentro il rimpianto. La nostalgia è un sentimento dolceamaro di desiderio per un passato idealizzato e felice, mentre il rimpianto è il dolore o il rammarico per azioni non compiute, occasioni perdute o scelte sbagliate. La nostalgia guarda indietro con affetto, il rimpianto con pentimento.
Tempo fa, parlando con persone diverse, ho intavolato il discorso della nostalgia per me, ricordando i miei primi anni di lavoro lasciata la scuola, definendoli i più belli dal punto di vista lavorativo. Parliamo di circa 45 anni fa. Ebbene mi sono sentito rispondere da più di una persona: “Per forza hai nostalgia, eri più giovane!”. Vero, ma in parte; non si può liquidare così velocemente la questione, secondo me. E non provo nostalgia solo per i primi anni di lavoro, anche altre cose fanno capolino nell’album dei ricordi belli ma andati. A me, per esempio, manca molto tutto il decennio degli anni 70 musicalmente parlando. Letteralmente irripetibile. E, ma solo di recente, ho nostalgia anche di qualche vittoria della Juventus, ma questa è un’altra storia...
La nostalgia è quella sensazione per cui il presente sembra sempre leggermente peggio del passato, anche quando il passato era oggettivamente mediocre. È la capacità del cervello umano di rimuovere selettivamente il mal di pancia, i litigi stupidi e il fatto che non avevi soldi, conservando invece con cristallina precisione il ricordo di un tramonto di vent'anni fa.
E per scatenare la nostalgia basta pochissimo: una canzone, un odore, un tipo di luce, la sigla di un cartone animato sentita per caso oppure una merendina fuori produzione. La nostalgia non distingue tra ricordi importanti e irrilevanti. Puoi essere travolto dall'emozione ripensando a tua nonna oppure alla musica di uno spot degli anni Novanta. Neurologicamente parlando, è la stessa cosa. Scegli tu cosa fare con questa informazione. Ma il punto assurdo della faccenda è che mentre stavi vivendo quei momenti di cui ora hai nostalgia, non li stavi godendo abbastanza. Eri distratto, annoiato, preoccupato per altre cose. Probabilmente avevi nostalgia di qualcosa di ancora più vecchio. Il che significa che adesso, in questo preciso momento, stai accumulando ricordi per cui avrai nostalgia tra vent'anni, e anche adesso li stai sprecando. È un sistema perfetto.
Cosa fare contro la nostalgia? Niente. Non c'è niente da fare. La nostalgia arriva quando vuole, per quello che vuole, con l'intensità che decide lei. Puoi provare a ignorarla ma non funziona. Puoi provare ad assecondarla completamente ma diventa malinconia. L'unica strategia vagamente sensata è lasciarla passare come un treno: guardarla, riconoscerla, salutarla, e poi tornare a quello che stavi facendo. Che, ironia della sorte, un giorno ricorderai con nostalgia.
Ma, per concludere, ho trovato una definizione diversa di nostalgia, leggendo un libro. Un oncologo brasiliano dell’Ospedale di Pernambuco aveva in cura una bambina di 11 anni, ma ormai terminale dopo due anni di malattia. Un giorno, arrivato in ospedale, vide la bambina sola nella stanza e le chiese dove fosse la sua mamma. La bambina prontamente rispose: «A volte la mia mamma esce dalla stanza per piangere di nascosto in corridoio. Quando sarò morta, penso che la mia mamma avrà nostalgia, ma io non ho paura di morire». Il dottore, trattenendo a stento le lacrime, chiese: «E cos’è la nostalgia per te, tesoro?». «La nostalgia è l’amore che rimane!» fu la risposta.
Sfido chiunque a dare una definizione migliore, più diretta e più semplice della parola nostalgia: è l’amore che rimane! Che bello che esista la nostalgia! L’amore che è rimasto è eterno.
Grazie.
P.S. 1: nessun ricordo è stato maltrattato nella stesura di questo testo. Alcuni sono stati leggermente esagerati per “fini artistici”, ma erano già abituati.
P.S. 2: ho avuto nostalgia almeno tre volte mentre scrivevo questo pezzo, ma non lo ammetterò mai.
P.S. 2: ho avuto nostalgia almeno tre volte mentre scrivevo questo pezzo, ma non lo ammetterò mai.


