Q- Quaderno
di Stefania BAMBACE.
Quaderno
di Stefania Bambace
In un angolo nascosto di un cassetto ti ritrovo. Hai l‘odore degli oggetti dimenticati ma non hai perduto quell‘ordine e quell‘eleganza con cui ti avevo richiuso, innumerevoli anni fa. Sei un quaderno fra i miei tanti, ma oggi ti elevo a simbolo di un‘epoca perduta nell‘ordine temporale, ma vivissima nel mio mondo interiore, dove gli anni, gli spazi, le persone non hanno mai cessato di cantare la loro presenza.Tu sei il quaderno dei temi d‘italiano. Lo leggo sulla prima pagina, in una bella grafia tondeggiante che declama:Anno scolastico 1975/76Classe mista III DScuola Elementare “Giuseppe Mazzini”.Grazie, quaderno mio, per questi dettagli. Sono un richiamo a sostare, con lo sguardo di un osservatore innamorato dinanzi ad un dipinto dal fascino irresistibile.Una bambina degli anni Settanta. Inconsapevole di crescere e formarsi in un groviglio storico e sociale stupendamente contraddittorio, tra picchi di sgomento e di terrore e spinte riformiste senza precedenti, tra inquietanti incertezze e praterie immense di nuove possibilità. Immersa in meraviglie musicali la cui unicità le ha rese irripetibili. Una bambina che tra i compiti ed il gioco veniva educata a sensibilizzarsi alla cronaca, ad informarsi sul mondo in fermento, e nel contempo istruita alle discipline scolastiche ed allenata al libero pensiero.Classe mista: allora voleva dire maschi e femmine insieme, niente di più, ma questa precisazione ostentava l‘acquisizione di un diritto, la rivendicazione di uno fra i tanti passi -o salti- in avanti della pedagogia di quegli anni.Mi ricordi il nome della scuola, quaderno mio, in realtà non ne avrei bisogno, quella scuola é parte costitutiva e fondamentale della mia stessa identità. Tuttavia, é il garbo delle lettere scritte ad inchiostro di stilografica e che fissano il nome della scuola entro righe ben definite a riportarmi dentro la mia vecchia aula. Mi sento invasa dal brulichio operoso, riconosco la magistrale arte del regista, letteralmente magistrale in quanto propria di un eccellente magister. E mi commuovo. Sei davvero un quaderno potente.Ricercando a caso una delle tante storie che contieni-mi sembra di profanare il segreto di me bambina- inizio a sfogliarti, con la stessa delicatezza con cui accarezzavo i capelli della mia mamma ormai anziana, quasi ci fosse una sacralità comune in tal gesto. Sarà per questo che ora mi soffermo a guardarmi i polpastrelli, li tocco appoggiandoci il pollice, quasi volessi sfregare una lampada magica che possa risvegliare la mia memoria tattile e riportarmi chi accarezzare non posso più.Ciò che posso ora é sentire la carta sotto le dita, leggere la grazia di quei segni grafici come la chiave d’accesso per entrare dentro le storie che hai conservato per me, piccolo quaderno mio.Sono racconti ben strutturati di esperienze, visite culturali con la classe alla scoperta della città e dei suoi dintorni o gite domenicali con la famiglia.É un’intera raccolta di cosiddetti temi liberi, riporta vicende avventurose e pomeriggi scanditi da un ritmo consueto interrotti improvvisamente da un qualche imprevisto che a mio gusto aveva la potenzialità di creare tensione narrativa.Giro le pagine, accarezzo le righe, sorrido alle parole intercettandone l‘anima.Le mie storie infantili riprendono vita e restituiscono un mondo certo, dove ogni esperienza si differenziava dalle altre per caratteristiche proprie ma tutte si concludevano sempre con il ritorno a casa, “stanca ma felice“ come recitava la collaudatissima formula conclusiva.La casa, il luogo certo, il porto sicuro. La scuola, il luogo della scoperta, dell‘invenzione, della comunità. Tutto così semplice, così netto. Tanto da sembrare immodificabile. Definitivo.Tu, quaderno mio, sei lo scrigno prezioso che contiene la sintesi di un universo.Il mio quaderno, il germoglio di me bambina che si prepara a prendere la rincorsa verso il dopo, l‘abbozzo di un fiore o di un frutto che ha potuto contare su tanta buona terra.Richiudo , ti ripongo con garbo in fondo al cassetto posto sotto il ripiano dove sono incorniciate le grandi foto di mamma e papà.Come un‘immaginaria navicella del tempo (o come un tappeto volante?) oggi, caro quaderno, hai accompagnato tutto il mio essere in un coinvolgente viaggio a ritroso riportandomi là dove tutto sembrava possibile.Sono stanca ma felice.


