T: LA CHITARRA DI NONNA TERES
di Enza Magnati.
LA CHITARRA DI NONNA TERESA
Di Enza Magnati
T come Teresa, la mia bella e cara mamma, che mi manca veramente tanto ogni giorno di più. La nonna e la mamma che tutti vorrebbero avere, la mia confidente, generosa e buona; aveva sempre una parola in difesa di tutti, per lei nessuno era cattivo. Tutti le volevano un gran bene. Aveva una vena comica quando raccontava qualcosa, sapeva cantare molto bene, era solista nel coro della chiesa nel suo paese.
Mi raccontava che non avrebbe voluto sposarsi, lei stava tanto bene a casa coi suoi genitori e una zia, "Zia Angela, soprannominata in dialetto zia sandocchia", perché era zitella e perché era una suora mancata. Ma si sa al cuor non si comanda, e così all'età di 27 anni, tanti per quel periodo per sposarsi, dopo aver conosciuto mio papà ed essersene innamorata, lascia il suo bel paese, Torremaggiore in provincia di Foggia, e viene a vivere a Torino.
Una Torino che allora non era molto ospitale, specie verso i meridionali, direi anzi piuttosto ostile, ma lei con la sua gentilezza ed educazione è riuscita a farsi accettare.
I miei erano andati ad abitare in via Morosini (dove sono nata io) in pieno centro, una casa all'interno di un cortile, di tre piani, coi famosi ballatoi; fortunatamente però le case avevano ognuna il proprio bagno. Lì ci si conosceva tutti, nel cortile c'era sempre un via vai di artigiani che si fermavano e gridavano: arrotino... strasce... materassai... frutta, verdura ecc. ecc. Mi ricordo di musicisti che entravano a suonare la fisarmonica e, quando finivano, tutti dai balconi buttavano delle monetine e loro con inchino e cappello in mano ringraziavano.
Su quel ballatoio c'erano diversi alloggi, e tutti si affacciavano su un unico balcone; potete immaginare quante persone c'erano, allora le famiglie erano anche più numerose e quindi trovavi sempre qualcuno pronto a fare due chiacchiere. A mia mamma ricordava un po' il suo paese.
Teresa era anche un'ottima cuoca, a casa nostra c'era sempre un buon odore di mangiare, non parliamo del sugo, che si propagava per tutta la casa, e anche fuori, coi complimenti di chi passava, perché il nostro alloggio era il primo per chi arrivava e l'ultimo per chi usciva. Pane, pasta, pizza, sempre fatte in casa rigorosamente da lei, ma la domenica... ah la domenica tutta un'altra musica! C'era la pasta chiamata chitarra, col sugo di braciole (chitarra: uno strumento a otto corde, tu stendevi sopra la sfoglia della pasta, ci passavi sopra col mattarello, uscivano delle listarelle rotonde come le corde di una chitarra), che bontà...
Mio padre si occupava di andare a comprare i pasticcini, perché era domenica e andava onorata. Che bei ricordi.
Mamma Teresa cara, se avessi una macchina del tempo vorrei tornare indietro e di nascosto osservarti mentre preparavi per noi tutti quei manicaretti buoni. Non ti sei mai risparmiata, anche la domenica la tua sveglia era sempre molto presto.
CIAO MAMMA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


