U: ULIVO
di giuseppe bambace.
LETTERA U: ULIVO
di Giuseppe Bambace
Data: 12-03-2026
«Laudato sia l’ulivo nel mattino! Esili foglie, magri rami, cavo tronco, distorte barbe, piccol frutto, ecco, e un nume ineffabile risplende nel suo pallore!». L’ode di Gabriele D’Annunzio che innalza l’essenza intima dell’ulivo a nume della natura riassume sublimemente le sue molteplici doti.
Innanzitutto la sua capacità di rigenerarsi, che gli consente di attraversare il tempo con tenacia. Conservo la commozione della visita ai due ulivastri millenari di Luras, in Gallura, il più antico dei quali, denominato "Il Patriarca", è stato datato 3.800 anni. In pratica la memoria dell’intera storia delle civiltà umane, dai Fenici ai giorni nostri. In contemplazione all’ombra della sua ampia chioma, avrei voluto interrogarlo sulle ragioni del suo fusto nodoso, delle lunghe radici contorte, rivelatrici della sofferenza silenziosa e profonda di una vita dura, ma allo stesso tempo della forza interiore di resistere alle avversità, simbolo di fiducia e di costanza.
Non a caso l’ulivo viene spesso definito albero della vita, associato alla rinascita, voce silenziosa dell’eternità. Vale la meditazione di Padre Enzo Bianchi, fondatore della comunità monastica di Bose, riferita ai falsi idoli: «Gli dei prima o poi scompaiono, i templi prima o poi si svuotano e crollano, ma gli ulivi restano vivi e danno frutti».
Proprio grazie ai suoi frutti preziosi è considerato un simbolo di abbondanza, ricchezza e benedizione. L’olio ha ispirato poeti di ogni tempo; Pablo Neruda ne ha espresso un’immagine vivida: «L’olio canta, vive in noi con la sua luce matura, ricolmo tesoro che discende dalle sorgenti dell’ulivo». L'olio, il balsamo che per secoli nella civiltà mediterranea è stato impiegato per curare ferite, ungere Faraoni e Imperatori e che nella vita domestica ha illuminato case, ha offerto condimento profumato al pane quotidiano. Icona potente assorbita dalla cristianità, l'olio d'oliva (il crisma) viene usato nei sacramenti come segno di purificazione e consacrazione, assurto a simbolo dello Spirito Santo.
Per i profani rappresenta il successo e la gloria. Nell'antica Grecia i rami di ulivo venivano usati per incoronare i vincitori, mentre i romani premiavano i cittadini meritevoli con rami d'ulivo. Ma la simbologia più luminosa è indubbiamente rappresentata dal ramoscello d’ulivo, che richiama i valori universali di pace e di speranza, messaggero di serenità per eccellenza, simbolo biblico della fine del diluvio e della riconciliazione.
L’accorato appello di Papa Leone XIII, «La pace esiste ed è disarmata e disarmante», ci invita ad una riflessione profonda sulla forza intrinseca della mitezza, che costruisce un disarmo interiore dei cuori e delle menti, rifiutando la violenza come mezzo di risoluzione dei conflitti, «promuovendo una pace che è insieme umile e perseverante».
Di fronte all’orrore del presente, alla follia della violenza che travolge gli innocenti al di fuori di ogni logica, alla cruda realtà del mondo odierno in cui 3 abitanti su 4 vivono in un regime autocratico, rimango con i versi di Giovanni Pascoli, malinconici ed insieme confidenti che la vita e la natura prevalgano sul rancore e l’ostilità:
«A’ piedi dell’odio che, alfine,
solo è con le proprie ruvine,
piantiamo l’ulivo!»
solo è con le proprie ruvine,
piantiamo l’ulivo!»


