X3: X
di stefania bambace.
di Stefania Bambace
Simona stava gustando il suo gelato, sfiorava appena con la lingua la punta del cucchiaino, in un gesto inconsapevolmente sensuale. Il suo era un erotismo così innocentemente naturale, senza ostentazione, né malizia. Da sempre. Lo sguardo, le movenze, quel modo caratteristico di scostarsi i capelli, o di agitare le mani per accompagnare plasticamente le parole. Tutto in lei era involontariamente avvolgente.
Anche ora, che il corpo parlava poco e male, quel gioco con la lingua a sfiorare appena la cremosità del gelato non aveva altro scopo che quello di rinfrescare le papille gustative senza che il freddo del gelato divenisse eccessivo e rischiasse di congelare i pensieri. Limone e cioccolato. Un azzardo che ai più sarebbe sembrato rivoltante. Per Simona invece era un contrasto antico, un sapore tumulato nella memoria, quando il dolce e l'aspro di gusti fortemente voluti e scelti per il gelato pomeridiano definivano il sapore di quel tempo sospeso tra un'infanzia in dissolvenza ed una adolescenza che bussava sempre più forte. Poco zucchero nel limone, meno male. È così che deve essere.
Questo pensava Simona mentre l'acidulo le solleticava le narici e la mente tornava ai banchi di scuola, all'asprezza di ore forzate ad acquisire nozioni. Era fredda la matematica presumibilmente spiegata (ad altri, forse, non a lei!) da quella ossuta insegnante ostile. Però in algebra Simona era bravina. La divertiva svelare i misteri celati nella X. L'incognita. Forse perché in quella X si ritrovava. Forse perché sperava di risolvere anche l'equazione della sua esistenza. Forse…
Simona lasciava sciogliere lentamente il gelato in bocca e parallelamente si scioglievano le distanze temporali tra lei e quella ragazzina che teneva nascosta nel profondo e da cui non si era mai veramente separata. La matematica non sarà mai il mio mestiere, Venditti l'aveva scritta di certo per lei, anche se molti anni dopo e la notte prima degli esami era un'altra, o forse altri erano gli esami.
X: elemento sconosciuto, variabile da determinare, non nota a priori, che richiede soluzione o indagine. La definizione è già di per sé un capolavoro. Che peccato, pensava Simona, aver dovuto archiviare l'algebra per programmi di matematica sempre più complessi e sempre più incomprensibili. Nuovi simboli, nuove grandezze da determinare. A Simona affascinava la X, l'incognita da svelare.
Lei era la bambina che, non potendo correre nei prati, correva su e giù per la stanza, all'apparenza parlando da sola, di fatto inventando storie che non avrebbe raccontato a nessuno. Sarebbero rimaste X mai realizzate. L'indagine, per lei, coincideva con la fantasia, il processo con la narrazione, non esisteva il calcolo ma la risoluzione. Il finale fiabesco. Al di l' della porta, che Simona credeva essere la sua grande X custode del suo segreto, mormoravano preoccupati i genitori, ignari del senso di quel gioco, convinti che la grande X, l'incognita, fosse lei.
Simona stava ora raschiando il fondo della coppetta. La plastica del cucchiaino produceva un rumore irritante. Quando il tempo dei giochi era finito anche lei si era svelata, non era più un'incognita. Tutta l’esistenza, il creato, il destino dell’umanità però lo era. Simona continuava a raschiare. Simona continuava a cercare, il dubbio come motore di conoscenza, la vita una variabile che non si lasciava risolvere. Il poco gelato rimasto sul fondo era completamente sciolto, andava bevuto. Simona si guardava da fuori mentre compiva quel gesto poco elegante, famelico.
C'era il desiderio infantile, forse atavico, che il gelato non finisse mai. C'era la voglia di continuare a giocare con le X della vita, ma ora con un moto di paura, perché le equazioni erano diventate troppe, le X troppo difficili da risolvere. Simona accartocciò la coppetta e la buttò nel cestino dell'immondizia. Rimase con il cucchiaino di plastica in mano, colorato e ancora sporco di gelato. Osservandolo, sentiva di avere ancora uno sguardo avvolgente. O forse indulgente. Ora che, per paradosso, i suoi occhi avevano perduto nitidezza e la realtà tangibile era offuscata, Simona guardava più in profondità. Le incognite dietro di sé, nel suo passato, erano ancora molte e avevano lasciato tracce sporche di tentativi falliti, di soluzioni sbagliate, e le incognite del futuro non hadn't più la limpidezza dell'esplorazione giovanile eppure mantenevano colore.
Seppure sulla durezza della plastica. Seppure sulle difficoltà del contingente. Simona ripulì il cucchiaino stringendolo tra le labbra. Voleva tenersi strette molte cose, ciascuna con la sua dose di aspro e di dolce, e lasciare finalmente che le tante X in agguato si risolvessero senza forzature. Avrebbe dato il suo contributo, il suo possibile, ma con leggerezza, in attesa della grande, ultima X, la definitiva che si sarebbe sciolta e svelata da sola. Simona era fiduciosa in un grande finale.


