L: Luigino

di Laura Ghio


Luigino
di Laura Ghio

Luigino sin da piccolo aveva una grande passione per i treni. La casa della nonna si affacciava sulla piccola stazione del paesino di Vogogna dove il nonno aveva lavorato come capostazione.

Il bimbo passava ore alla finestra, inginocchiato su uno sgabello, ad osservare i treni che arrivavano, si fermavano e ripartivano.

Si divertiva anche a guardare gli operai, intenti a spostare sui binari di sosta, i vagoni da riparare.

Quando sentiva la necessità di muoversi prendeva arco e frecce e scendeva in cortile per assecondare la sua seconda passione… il tiro con l’arco.

Ma ora che era diventato grande, avendo da poco compiuto 12 anni, lo interessavano maggiormente i passeggeri che salivano per chissà quale destinazione o scendevano arrivati da chissà quale luogo.

Forse partivano per raggiungere Torino, la grande città dove i nonni erano andati in viaggio di nozze. Sulla credenza della sala erano messe in bella mostra, dentro portaritratti con la cornice argentata, due fotografie di quel viaggio. Lui le guardava spesso perché si divertiva nel vedere com’erano i nonni da giovani.

Nella foto di destra si abbracciavano nella grande stazione in cui erano arrivati e in quella di sinistra sorridevano davanti ad una altissima costruzione che nonna gli aveva detto fosse la Mole Antonelliana, il simbolo della città.

Da grande andrò a vivere a Torino diceva sempre tra sé e sé.

Il tempo corre veloce e dopo il diploma Luigi frequentò lì l'università.

Gli anni del Politecnico passarono in fretta e presto Luigi si laureò in ingegneria dei trasporti col massimo dei voti.

Un’importante azienda lo assunse per l’avanguardia della sua tesi che si basava su un nuovo concetto di locomotiva.

Dopo qualche anno Luigi concluse il suo ambizioso lavoro che l’avrebbe premiato come miglior progettista dell’anno e riuscì a riunire le sue due grandi passioni.

Indovinate un po’…

progettare treni e chiamarli frecce

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